Omicidio Cerciello, l’americano Natale Hjorth: ho visto Eldler lavare il coltello. Poi l’abbiamo nascosto

mercoledì 3 Febbraio 20:53 - di Roberto Frulli

Lo studente statunitense  Gabriel Natale Hjorth accusato assieme all’amico Finnegan Lee Elder dell’omicidio del brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega ricostruisce in aula, incalzato dal pm, le fasi terribili dell’omicidio. E ricorda che il suo amico lavò il coltello insanguinato nel bagno dell’hotel dove i due alloggiavano, nel quartiere Prati a ridosso del centro della Capitale.

“Dopo la colluttazione siamo tornati nella stanza d’albergo e ho sentito una sirena dell’ambulanza ma non volevo pensare che fosse per quello che era successo. Appena rientrati Elder è andato in bagno e ha tirato fuori il coltello e lo ha lavato, mi ha detto che doveva pulirlo“.

Gabriel Natale Hjorth risponde alle domande del pm Sabina Calabretta nel processo per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri  Cerciello Rega, dove è imputato insieme a Finnegan Lee Elder.

In apertura d’udienza Natale ha espresso ” la sua sofferenza per la famiglia e gli amici di Mario“.

“Non ho notato sangue – sostiene l’imputato – non ci ho capito più niente. Volevo capire perché non era andata cosi’ e non come la colluttazione tra me e Varriale. Elder è stato molto vago. E dopo essere uscito dal bagno aveva il coltello infilato in un asciugamano e mi ha detto che bisognava trovare un posto dove nasconderlo”.

”Ho fatto caso che uno dei pannelli sul soffitto si spostava – ricorda Natale Hjorth – a quel punto ho preso una sedia, ho aperto il pannello e Elder ha lanciato dentro il coltello. Io non ho mai toccato il coltello“.

“Non capivo come fosse successo tutto. Ho chiesto a Elder tanti perché, non mi ha detto che era grave, che lo aveva usato per difendersi in modo superficiale. Sapevo solo che qualcosa era andato storto ma in una maniera che non potevo immaginare”, ha aggiunto.

Quanto ai momento precedenti l’omicidio Cerciello, Eldler, sostiene che “avvicinandosi” Cerciello e il collega Varriale  “non hanno detto nulla. Mentre stavo scappando Varriale mi ha detto ‘fermati’ e prendendomi dalla spalla mi ha fatto cadere. Ed è cascato anche lui. Cadendo a terra mi ha detto la parola ‘carabinieri’”.

Nel corso dell’esame in aula davanti alla Corte d’Assise Hjorth ha spiegato: “Non ho visto nessun distintivo. Io ho sempre pensato che i carabinieri fossero come la polizia. Ma non mi sembrava possibile che quelle due persone fossero carabinieri perché erano vestite normalmente. Non hanno tirato fuori nulla dalle loro tasche. Alle tre di notte uno che ti salta addosso e dice ‘carabinieri’ non mi sembrava possibile”.

Non ho visto armi in mano, erano a mani libere. Distavo da Elder 5-6 metri, ho visto Cerciello andargli addosso – ha detto l’imputato – Non ho visto sangue, ho solo sentito rumore di sforzi, di collutazione, non ho sentito urla. Tutto è durato pochi secondi poi ho visto Cerciello seduto per terra in strada”.

 

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