Nella lista dei ministri c’è Brunetta con Di Maio: il governo Draghi è un’insalata mista immangiabile

venerdì 12 Febbraio 20:50 - di Giovanni Pasero
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Il commento di Massimiliano Cencelli, padre del famoso Manuale della lottizzazione della prima Repubblica, fotografa i ministri del governo Draghi in una frase icastica. “Nasce il governo del Vorrei ma non posso…”. In effetti, Super Mario, come uno chef stellato è stato costretto a cucinare col cibo in dispensa. Ma sono pietanze avanzate, che agli italiani già sono risultate indigeste.

Tanto per capire il menu, restano al loro posto Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Dario Franceschini, Roberto Speranza. E questo potrebbe bastare per capire che i superpoteri di Draghi hanno potuto poco contro l’avidità di Pd e M5s.

La lista dei ministri del governo Draghi

Alla fine, il presidente del Consiglio incaricato ha consegnato a Mattarella una lista dei ministri che è una insalata mista bizzarra. Cibo di qualità, come i tecnici di primo piano che ha inserito. In tutto sono 23 i ministri della squadra Draghi: 15 politici e 8 tecnici.

La delegazione più numerosa è quella dei 5 Stelle, partito che ha i gruppi parlamentari più consistenti a Camera e Senato. Nella squadra Draghi entrano infatti 4 ministri pentastellati e sono tutte riconferme (anche se in alcuni casi in ruoli diversi) del Conte 2: Federico D’Incà torna ai Rapporti con il Parlamento e Di Maio viene appunto confermato alla Farnesina. Mentre Stefano Patuanelli migra dal Mise all’Agricoltura e Fabiana Dadone dalla pubblica amministrazione alle Politiche giovanili.

Tre i ministri dem. Due conferme con Lorenzo Guerini alla Difesa e Dario Franceschini alla Cultura (ma “perde” il Turismo). New entry Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, come ministro del Lavoro. Tre anche i ministri in quota Lega: Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo Economico, Erika Stefani al ministero per le politiche della disabilità e Massimo Garavaglia al Turismo.

Anche per Forza Italia la delegazione è composta da tre ministri: Renato Brunetta alla Pubblica Amministrazione, Mara Carfagna al Sud e Maria Stella Gelmini agli Affari regionali. Leu vede invece confermato Roberto Speranza alla Salute. Per i renziani di Italia Viva torna al governo Elena Bonetti nello stesso ruolo del Conte 2 ovvero Pari opportunità e Famiglia.

La lista completa dei ministri del governo Draghi

Ecco, nel dettaglio, i ministri del governo guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi: Luciana Lamorgese ministro dell’Interno; Luigi Di Maio ministro degli Esteri; Daniele Franco ministro dell’Economia; Giancarlo Giorgetti ministro dello Sviluppo Economico; Marta Cartabia ministro della Giustizia; Roberto Cingolani ministro della Transizione ecologica; Stefano Patuanelli ministro per le Politiche agricole; Roberto Speranza ministro della Salute; Lorenzo Guerini ministro della Difesa; Andrea Orlando ministro del Lavoro; Vittorio Colao ministro della Transizione digitale; Enrico Giovannini ministro dei Trasporti; Patrizio Bianchi ministro dell’Istruzione; Dario Franceschini ministro della Cultura; Elena Bonetti ministro della Famiglia; Federico D’Incà ministro per i Rapporti con il Parlamento; Maria Cristina Messa ministro dell’Università; Renato Brunetta ministro della Pubblica Amministrazione; Maria Elena Gelmini ministro per le Autonomie; Mara Carfagna per il Sud e la coesione territoriale; Fabiana Dadone ministro per le politiche giovanili; Erika Stefani, ministro per le Disabilità; Massimo Garavaglia ministro per il Turismo.

Il nuovo ministro dell’Economia è un nemico del reddito di cittadinanza

Molto atteso era il tecnico all’Economia. Come preventivato, Draghi ha scelto Daniele Franco. Il direttore generale della Banca d’Italia è anche presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni-IVASS dall’1 gennaio 2020. Vanta una lunga conoscenza con Mario Draghi nata certamente negli uffici di Palazzo Koch, dove il premier ha ricoperto il ruolo di governatore dal 2005 al 2011. Ricordato non solo per la sua lunga carriera ma anche per essere stato considerato uno dei “nemici” dai Pentastellati ai tempi del governo gialloverde quando, a loro dire, ha tentato di intralciare la partenza del Reddito di Cittadinanza facendo continui richiami sulle coperture quando era al Tesoro.

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