Lo spread risale a 100: “L’effetto Draghi” è già finito. Moody’s taglia le stime sulla crescita

mercoledì 24 Febbraio 19:21 - di Valerio Falerni
Draghi

Non siamo ancora al “come prima, più di prima”, ma il segnale è tutt’altro che incoraggiante. Soprattutto perché quando lo spread s’inabissò sotto quota 90, più d’uno parlò subito di «miracoloso effetto Draghi». E non certo a sproposito. L’autorevolezza e il prestigio dell’ex-presidente della Bce sono unanimemente riconosciuti. E lo spread in calo negli stessi giorni in cui Mattarella aveva deciso di affidargli il mandato di formare il nuovo governo suonò a tutti come una conferma. È il motivo per cui qualcuno dovrebbe spiegare come mai il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è di nuovo in area 100. Raggiungendo, in pratica, il livello che non si vedeva da inizio febbraio.

La partenza a rilento di Draghi ha deluso

Certo, è presto per dedurne che la luna di miele tra il nuovo premier e i mercati sia già finita. Ma con altrettanta sicurezza si può sostenere che l’euforia della prima ora ristagna in un’attesa sempre meno ottimistica. Chi confidava in una partenza a razzo del governo è rimasto deluso. Così come puntava su un esecutivo nuovo di zecca e veramente affrancato dalle tutele dei partiti. Il braccio di ferro in corso sulla nomina dei segretari rende appieno l’idea di quanto essa, invece, tuttora persista e quanto sia ancora pesante.

La sforbiciata dell’agenzia di rating sulle ripresa

L’incertezza che aleggia sul governo trova implicita conferma anche sulla forte sforbiciata di dell’agenzia Moody’s alle stime di ripresa dell’economia italiana nel 2021. Il rimbalzo del 5,6 per cento previsto nei mesi scorsi per l’anno in corso (dopo il -8,9 del 2020) si è ridotto ad un ben più modesto più 3,7. Andrà meglio nel 2022, dove il precedente 3,5 per cento si è trasformato in un più 4,1. A spingere Moody’s a rivedere al ribasso le previsioni di crescita è la ripresa della pandemia con annesso blocco economico-produttivo. La ripresa scommette tutto sulle risorse del Recovery Plan purché, avverte Moody’s – «dirette e utilizzate efficacemente per infrastrutture pubbliche e altre spese a favore della crescita». Uno scenario – conclude l’agenzia – reso «più probabile» dal varo del governo Draghi.

 

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