Incubo Fornero, dopo quello di Conte: «Governo istituzionale, più potente di quello mio e di Monti»

lunedì 1 Febbraio 11:56 - di Lucio Meo

Tirano venti di crisi e rispunta, immancabile, Elsa Fornero e il suo “partito dei tecnici”, quello che nel 2011 fece piangere gli italiani con la sua politica “lacrime e sangue”, per poi cimentarsi, con esiti catastrofici, con le urne. Stavolta la Fornero boccia un governo Conte-ter e apre la strada a un esecutivo “istituzionale”, qualcosa più di quello tecnico. Con Forza Italia dentro, immagina la professoressa degli “esodati” che lavora sottotraccia alla cancellazione di “quota 100” e al ritorno della sua disastrosa riforma.

La Fornero e il governo di salvezza nazionale dopo Conte

”Il Paese ha assoluto bisogno di un governo che metta mano ad una credibile campagna di vaccinazione, che non sta procedendo come si pensava anche perché i vaccini non stanno arrivando nei tempi previsti; e al Recovery Plan, passando dai principi all’indicazione chiara dei tempi, dei costi dei progetti e delle riforme da realizzare, esattamente come chiede l’Europa”. Elsa Fornero, economist e già ministro del Lavoro, ha affidato la sua intervista a ‘Il Mattino‘.

”L’Italia non poteva permettersi una crisi di governo in questo momento -continua Fornero- serve un esecutivo nella pienezza dei poteri, non per il disbrigo degli affari correnti. Per me sarebbe più opportuno un governo istituzionale con un’ampia maggioranza e, soprattutto, con la consapevolezza della gravità del momento che fatico a riscontrare nella classe politica”.

Da Monti a Conte, cosa cambierà?

Cosa vede dietro l’angolo la Fornero? Draghi o la Cartabia, magari. “Mi sembra che anziché esprimere alta politica, si preferisca giocare alla politica, cercando cioè soprattutto la propria convenienza ma di fatto ampliando la distanza dai cittadini. Il governo tecnico, che io ho sperimentato, può fare determinate riforme ma se poi manca la necessaria condivisione con la politica, il messaggio non passa”.

“Siamo un po’ tutti smarriti e angosciati perché chiunque abbia figli e nipoti percepisce che non si sta guardando sufficientemente lontano ma solo al proprio orticello” evidenzia l’economista, da sempre acerrima nemica di Matteo Salvini.

La ricostruzione del Paese affidata ai presunti migliori

“C’è un percorso di ricostruzione del Paese che non sarà breve”, “il nuovo debito che stiamo creando è al momento sostenibile solo perché c’è la Bce, sempre pronta a intervenire con i suoi acquisti. La pandemia però aumenta il rischio di instabilità che può manifestarsi da un momento all’altro, con rischi pesanti per il Paese. E non si può dire, come fa chi cerca di sfruttare questo momento, che certe cose andavano fatte anche nel 2011 quando si insediò il governo Monti: quella di allora era una crisi finanziaria, da mancanza di credibilità del nostro debito sovrano. Penso che in autunno la ripresa dovrebbe manifestarsi in maniera concreta: se così non fosse sarebbe un bel guaio”, “non si può continuare a vietare ancora a lungo i possibili licenziamenti perché così lo Stato si sostituirebbe alle imprese: e lo Stato non è imprenditore, specie se poi l’impresa non produce valore aggiunto. Deve riprendere quel naturale processo di selezione per cui produrre reddito ed esportare valgono molto più del denaro che il Paese sta prendendo a prestito e che dovrà prima o poi restituire”.

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