I mercati non guardano in faccia a nessuno, neppure a Draghi: lo spread rialza la testa

18 Feb 2021 12:34 - di Francesca De Ambra
spread

«Ieri il Senato ha votato la fiducia al governo Draghi. Abbiamo a Palazzo Chigi l’italiano più stimato nel mondo, una maggioranza molto ampia e senza compravendita di senatori, i 209 miliardi europei in buone mani, lo spread che scende, la destra spaccata, molte conversioni all’europeismo, i grillini estremisti fuori dalla maggioranza, il ritorno della competenza, i professionisti a pagamento dei talk show spiazzati dalla politica. Non male, dai. E c’è ancora chi dice che è stato un errore aprire una crisi al buio. Altro che buio, qui si vede la luce. Viva il coraggio, viva l’Italia».

Spread a 95 punti basi

Pensieri (si fa per dire) e parole esposti su Fb da Matteo Renzi con chiari intenti autocelebrativi. Ma gli dice male. Se prima di vergare il tutto, avesse dato un’occhiata alle agenzie si sarebbe accorto che lo spread tra Btp e Bund tedeschi si sta ariavvicinando a quota 100. Due giorni fa era a quota 88. Ieri è salito ieri a 94,7, per ripartire oggi da 95 punti base. È salito anche il rendimento del Btp decennale: ora è allo 0,60 per cento. Non proprio un brutto risveglio, ma è sicuramente un segnale. Soprattutto se si considera che all’annuncio dell’incarico a Mario Draghi lo spread era subito precipitato. E tutti lì  a sottolineare (giustamente) come fosse bastato solo il suo nome per rasserenare i mercati e per accendere un po’ di fiducia sul nostro debito pubblico.

Pesano le differenze nella maggioranza

La variazione odierna segnala che l’incantesimo sta per rompersi. Speriamo di no. Fosse davvero così, la vicenda insegnerebbe due cose. La prima è che lo spread non guarda in faccia a nessuno e, di conseguenza, non è un rubinetto da aprire e chiudere a proprio piacimento. E quindi non elemento per complotti. Semmai – e questa è la seconda lezione – è un sismografo capace di captare in profondità le tensioni politiche. A maggior ragione quelle in emersione. Esattamente le stesse che già aleggiano intorno al cosiddetto «governo dei migliori».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *