Guai a toccare gender e aborto: la preside del Giulio Cesare finita nel tritacarne dei Kompagni

17 Feb 2021 12:11 - di Ginevra Sorrentino
preside Giulio Cesare

Guai a toccare il tema gender o a mettere in discussione l’aborto. Lo ha capito a chiare lettere, e a costo di bordate polemiche declinate a un’aggressività lessicale, la preside del Giulio Cesare, prestigioso liceo romano, finita al centro di un “caso”. Una vicenda che non accenna a ridimensionare la portata delle recriminazioni e delle accuse. Per lei, Paola Senesi, sono scattati con grande solerzia di argomentazioni e intenti pedagogici, gogna mediatica e processo social.

La preside del Giulio Cesare finita nel tritacarne del kollettivo degli studenti rossi e dei media

Tutti pronti. Corsivisti in prima linea. Polemisti. Studenti e professori, solerti nell’improvvisarsi tempestivamente nel ruolo del Torquemada di turno. Disponibili a urlare allo scandalo pur di mettersi sull’attenti e a pugno chiuso di fronte al Verbo di sinistra, sancito su teoria gender e aborto. Solleciti nel bollare sulla fronte della dirigente scolastica la lettera scarlatta assegnata in nome della crociata ostentatamente “antifà”. E condotta a suon di dichiarazioni e definizioni al vetriolo, contro «censura ideologica». «Bullismo istituzionale». Discriminazione sociologica. E la sentenza emanata dai buonisti pronti a stravolgere situazione, cause ed effetti, è ovviamente un verdetto di condanna. Senza possibilità d’appello.

Il blocco di 3 attività autogestite scatena il panico

Così, la preside Senesi che ha deciso di impedire tre attività extracurriculari autogestite su temi che non incontravano le sue convinzioni. Bloccando alcuni corsi proposti per la “Settimana dello studente” dal «kollettivo» di studenti rossi di turno, lo Zero Alibi, finisce sotto accusa. Per l’esattezza, fanno sapere gli studenti militanti in servizio effettivo e permanente del credo rosso: «Uno sull’aborto. Un altro sull’identità di genere. E un terzo sull’occupazione fascista dei Balcani». Apriti cielo. I titoloni sui giornali schierati si sprecano. E il tenore dei contenuti si riassume in due coordinate di riferimento per l’attacco concentrico: la decisione dirigenziale «lede due cardini della nostra democrazia. Il diritto scolastico al pluralismo di pensiero. La lotta alla discriminazione sancita dalla Costituzione».

La solidarietà del senatore Pillon alla preside del Giulio Cesare

La replica, argomentata e opportunamente risentita, arriva in queste ore anche dal senatore Simone Pillon, capogruppo della Lega in commissione giustizia a palazzo Madama. Il quale, sulle accuse di censura ricevute dalla preside del Giulio Cesare in occasione della “Settimana dello studente”. Sulla dirigente, messa in croce da professori, studenti e «professionisti dell’informazione», dichiara: «Ho espresso personalmente la mia massima solidarietà alla professoressa Paola Senesi, per i continui attacchi nei suoi confronti. Che non accennano a diminuire». E ancora. Sulle sparate contro la Senesi, Pillon prosegue: «La preside è rea solo di aver difeso la libertà educativa. E di aver ricordato che, in ottemperanza alle linee guida stabilite dall’allora ministro Fedeli, è necessario il consenso informato da parte dei genitori quando vengono toccati temi eticamente sensibili. Quali sono appunto quelli relativi all’aborto, all’identità di genere e alle teorie Lgbt».

Teoria gender e aborto, Pillon: non al pensiero unico

Per il senatore leghista, insomma, «l’imposizione che alcune forze politiche orientate ideologicamente volevano fare nei confronti degli studenti era palese. Cioè imporre il pensiero unico. Un unico punto di vista, senza contraddittorio, su temi eticamente sensibili. Bene ha fatto la preside – ha quindi aggiunto Pillon – a rimandare al mittente tali tentativi. Ricordando che su questo tipo di tematiche è obbligo della scuola seguire il Piano dell’Offerta Formativa. Il principio del consenso informato. E quello  dell’esclusione di qualsiasi tema che non sia stato condiviso previamente. Soprattutto se presentato in assenza di contraddittorio».

Un’interrogazione parlamentare per chiedere contromisure al ministro dell’Istruzione

«A tal proposito – fa sapere via Facebook Pillon – ho presentato un’interrogazione parlamentare. Per chiedere al ministro dell’istruzione quali misure intenda assumere per garantire ai dirigenti scolastici di svolgere il proprio dovere nell’osservanza delle leggi. E nel rispetto del dettato dell’articolo 30 della Costituzione. In ordine alla libertà educativa. Senza per questo essere sottoposti a indebite pressioni di carattere ideologico». Una reazione opportunamente battagliera, quella del senatore del Carroccio. Notoriamente sensibile ai temi etici. E pronto a intervenire perché i tentativi di distorsione ideologica non diventino dottrina da dispensare come pane quotidiano.

 

 

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