Giallo di Bolzano, i depistaggi di Benno: dai cani molecolari sviati sul Renon agli scarponi di Peter

sabato 20 Febbraio 12:26 - di Filomena Auer
i depistaggi di Benno

Benno Neumair, un ragazzo con un grave disturbo che ha agito sotto l’impulso di una crisi psicotica? O un soggetto narcisistico alle prese con la sfida di continui depistaggi per confondere gli inquirenti e minare l’indagine? Il ragazzo educato, di buona famiglia che certi amici e conoscenti descrivono? O il freddo assassino capace di uccidere i genitori e gettarne i corpi nell’Adige, per poi andare a cena dall’amica in modo da costituirsi un alibi? Insomma, chi è Benno Neumair? Una domanda che torna con inquietante frequenza. Accanto a un altro interrogativo, al momento ancora senza risposta: dov’è il corpo di suo padre Peter? E come è morto l’uomo? Anche lui strangolato con una corda come la moglie Laura?

Giallo di Bolzano: tutti i depistaggi di Benno

Gli inquirenti non lasciano nulla di intentato per trovare il cadavere del capofamiglia. Oggi le ricerche sono riprese, affidate ai super sommozzatori dei carabinieri: gli specialisti dell’Arma saliti in Alto Adige da Genova. Per una settimana i sub si immergeranno in vari punti del fiume, determinati a trovare il compagno di Laura Perselli. Ma anche a recuperare dal fiume anche qualsiasi oggetto riconducibile e utile alle indagini. Dopo i vigili del fuoco. I volontari della Protezione civile. I vari corpi delle forze dell’ordine nei loro reparti di pronto intervento in acqua e i cani molecolari della polizia tedesca, oggi tentano l’impresa i subacquei della Costa Condordia. Il fiume, che ha già restituito il corpo di Laura Perselli, nasconde anche quello di Peter?

I depistaggi di Benno sui cani molecolari

Già, perché a questo punto, dopo settimane di ricerche infruttuose, è lecito porsi la domanda. Del resto, come accennato, i depistaggi messi in campo da Benno, unico indagato del caso, in cella con l’accusa di duplice omicidio e occultamento di cadavere, partono proprio dal fiume. O meglio, come chiarito in più servizi dal sito dell‘Adige che segue il giallo di Bolzano da vicino e dal primo istante: «I tentativi di depistaggio messi in atto da Benno Neumair nelle ore immediatamente successive la scomparsa dei suoi genitori dimostrano soprattutto un obiettivo: rendere più problematico possibile il ritrovamento dei cadaveri di papà Peter e mamma Laura. Sperando nell’azione del fiume Adige». Questo quanto riporta il sito del quotidiano locale in un esaustivo servizio sul tema. Questa la convinzione degli inquirenti, che non vogliono arrendersi tentano anche la carta degli specialisti di Genova per trovare anche il cadavere di Peter.

E quegli scarponcini e quel giubbotto di Peter che…

Ma il punto da cui ripartire sembra essere sempre quello dei depistaggi messi in atto da Benno Neumair. Angolazione del giallo su cui la puntat di ieri sera di quarto grado si è concentrata con diversi servizi, proponendo particolari spunti (clicca qui per uno dei servizi in onda a Quarto grado su Rete 4 dal sito Mediaset Play). A partire proprio dal tentativo di confondere le acque e indurre in errore gli inquirenti, agito con la lunga passeggiata sul Renon del ragazzo la mattina dopo la scomparsa dei suoi. Pensato forse proprio in riferimento alle capacità dei cani di ricerca di fiutare tracce importanti delle vittime. Non a caso, le previsioni di Benno si sono rivelate azzeccate: e già già due giorni dopo la scomparsa di Peter e Laura i carabinieri organizzarono delle ricerche in città e sul Renon (dove la coppia aveva un appartamento), facendo ricorso proprio ai cani molecolari.

Contro i depistaggi di Benno, le ricerche nel fiume ripartono coi sub della Concordia

I quali, però, durante quella perlustrazione non hanno indicato una traccia precisa. Non solo. Come riferisce sempre l’Adige a riguardo, «partendo dalla «villa dei misteri» in via castel Roncolo 22, uno dei cani prese la strada verso la val Sarentina. Un altro verso il centro città. Un terzo fece il giro dell’isolato per fare ritorno al punto di partenza. All’epoca non fu trovata una spiegazione precisa a questo tipo di comportamento. Ora dagli atti dell’inchiesta sono emersi altri elementi in grado di sostenere che Benno avrebbe messo a punto un piano di depistaggio che riguardava proprio il probabile utilizzo dei cani». Così come quegli scarponcini grigi di Peter, rinvenuti asciutti a bordo fiume, forse per inscenare un suicidio dell’uomo. E per chi indaga messi lì dal figlio. Come il giubbotto blu del padre, ritrovato nell’Adige: forse un altro tentativo di depistaggio. A corredo di tutto, poi, le diverse interviste – omissioni comprese – rilasciate dal giovane nel tentativo di dissuadere gli investigatori dal rivolgersi al fiume per le ricerche. Ricerche che proprio oggi hanno ripreso nuovo slancio.

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