Foibe, dall’Anpi ai sedicenti “storici”: ecco la galleria degli orrori negazionisti

mercoledì 10 Febbraio 9:36 - di Gigliola Bardi
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Sono passati ormai 17 anni da quando una legge dello Stato, promossa dall’allora deputato di An, Roberto Menia, istituì il Giorno del Ricordo. Da allora ogni 10 febbraio sono previste commemorazioni e cerimonie pubbliche per omaggiare e impedire che vada persa la memoria degli italiani gettati nelle Foibe dai partigiani comunisti di Tito e di quelli cacciati dalle loro terre e costretti all’esodo. Eppure, nonostante il Giorno del Ricordo abbia ormai quasi raggiunto la “maggiore età” e da più parti siano stati profusi sforzi per renderlo memoria collettiva e condivisa, in questo 10 febbraio 2021, intorno alle Foibe bisogna ancora stare a fare i conti con negazionisti, riduzionisti, giustificazionisti di ogni fatta. Tanto che la questione tiene banco quasi quanto – talvolta perfino di più – della stessa commemorazione.

Il caso “E allora le Foibe?”

Il Corriere della Sera di oggi dedica al tema un lungo articolo firmato da Goffredo Buccini, dal titolo “Foibe, farla finita con l’oblio. Riconquistiamo la memoria”. Nel pezzo, che si apre parlando esplicitamente di “pulizia etnica”, Buccini ricorda il recente caso del libro E allora le foibe?, edito da Laterza e “a firma – sottolinea il giornalista – di un giovane storico ‘militante’, Eric Gobetti”, che “inciampa nel riduzionismo se non nel giustificazionismo”; rispolvera la vecchia tesi secondo cui “non vi fu nulla di etnico, ma molto di politico e di antifascista nell’operazione” dei comunisti titini; “lima il conto delle vittime”. Buccini si sofferma quindi sul vero nodo della questione memoria delle Foibe: “Sulla sua cifra ‘politica’ si fonda la cappa di silenzio che per decenni ne ha coperto la storia”. Ovvero sul ruolo del Pci che ebbe tanta parte nel coprire i massacri ed emarginare come reietti “fascisti” gli esuli.

Il Giorno del Ricordo cancellato “dalla sera alla mattina”

Sul Giornale, poi, Fausto Biloslavo, in un pezzo dal titolo “Eventi cancellati e insulti. Negare le Foibe si può”, offre una vera e propria galleria degli ultimi orrori negazionisti intorno al Giorno del Ricordo. Per Biloslavo “l’episodio più grave, perché coinvolge le scuole” è la “cancellazione, dalla sera alla mattina, del 10 febbraio all’istituto Fossati-Da Passano di La Spezia“. Uno dei relatori, fra i quali c’era anche Andrea Manco, presidente locale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e figlio di un esule da Pola, era l’avvocato Emilio Guidi. Guidi, da sempre impegnato sulla tragedia delle foibe, anni fa fu candidato alle comunali con CasaPound. E tanto è bastato perché una insegnante scrivesse una lettera infuocata contro l’evento. Ricevendo pieno ascolto dal dirigente dell’ufficio scolastico regionale Roberto Peccenini, che lo ha cancellato con la bizzarra motivazione di assenza di “pluralismo culturale”, in un momento in cui il Paese è alle prese con “la crisi sanitaria ed economica”.

La galleria degli orrori negazionisti delle Foibe

In una scuola di Portogruaro, poi, la dirigente scolastica ha rigettato la richiesta degli studenti di sentire un’esule, sostenendo che “del Giorno del Ricordo si occuperanno gli insegnanti di storia”. A Reggio Emilia il consigliere comunale Pd, Dario De Lucia, non ha ritenuto di intervenire in alcun modo per ‘moderare’ sulla propria pagina Facebook un dibattito sulle foibe il cui tenore era “sempre detto che sulle colline carsiche c’era ancora un sacco di posto”; “vedi cosa succede a lasciare le cose a metà”; “l’apologia di calci nel culo esiste?”; “ecco cos’era quell’odore di merda”. Fra i commenti anche quello dell’ex consigliere comunale del Pd, oggi con incarichi di vertice nell’amministrazione, Andrea Capelli, che lamentava come “non abbiamo mai finito di defascistizzare l’Italia”.

La censura dell’Anpi contro Norma Cossetto (e non solo)

In Toscana, l’Anpi si è scagliata contro l’invito del Consiglio comunale a Emanuele Merlino, autore della graphic novel Foiba Rossa, incentrato sulla storia della Medaglia d’oro al valor civile Norma Cossetto. A Vicenza, sempre l’Anpi, ha tuonato contro la decisione del consiglio comunale di intitolarle una piazza. Un caso simile si era verificato a Reggio Emilia, dove hanno messo in discussione la stessa attribuzione della Medaglia d’oro. A Pavia la censura della Rete antifascista si è abbattuta sulla presentazione del libro del Giornale, Verità infoibate. Mentre, ricorda Bilosvalo, “la grande stampa” ha concesso “ampio risalto” a E allora le foibe?, “omettendo di pubblicare le foto dell’autore con una maglietta con il faccione di Tito e il pugno chiuso”. Infine, un menzione particolare merita quell’anonimo che sui social ha postato una foto mentre urina su una cavità del terreno che sembra una foiba, con il commento “Io ricordo”. Un episodio che dà l’esatta misura della levatura dei negazionisti delle foibe e di quanto ancora resti da fare.

 

 

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