Fico al Quirinale, in frantumi il Conte ter. Mattarella: governo di alto profilo. E convoca Mario Draghi

martedì 2 Febbraio 21:35 - di Adele Sirocchi

Poco prima delle 20,30 Roberto Fico è salito al Quirinale per riferire al presidente Sergio Mattarella che la sua esplorazione non ha dato esito. Alla fine al tavolo messo in piedi per rimettere insieme i cocci della maggioranza è andato tutto in frantumi. E’ rottura. Il Conte ter è archiviato. Uscito dal colloquio col capo dello Stato il presidente della Camera Fico riferisce ciò che ormai tutti sanno. “Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l’unanime disponibilità di dare vita ad una maggioranza“.

Mattarella: governo di alto profilo, Draghi convocato al Quirinale

Mattarella a sua volta ha ringraziato Roberto Fico e ha messo in soffitta la possibilità di dare vita a un governo politico con la maggioranza del Conte due.  Quindi ha spiegato che la strada delle elezioni, legittima alternativa, darebbe al paese un governo con funzioni dimezzate in una fase cruciale per l’emergenza sanitaria e economica. Oltre a ciò, ha aggiunto, la campagna elettorale rappresenterebbe un forte rischio per la circolazione del virus. Non resta quindi che la strada di un governo non politico. Mattarella ha concluso rivolgendo un appello “a tutte le forze politiche perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che faccia fronte alle gravi emergenze” che l’Italia si trova di fronte. Pochi minuti dopo il suo discorso, si è appreso che Mattarella ha convocato al Quirinale domani mattina Mario Draghi. 

L’accordo sul Conte ter fallito per i veti sui ministri

L’accordo sul Conte ter, come tutti hanno capito, è andato in fumo sui nomi dei ministri. Renzi, dicono infuriati i 5Stelle, voleva la testa di Azzolina e Bonafede e anche di Arcuri. Pretendeva, accusano fonti del Pd, di scegliere i ministri degli altri partiti. Italia Viva ribatte: non volevano discontinuità, volevano fare lo stesso Conte due, con gli stessi nomi. E allora basta, tavolo rovesciato.

E vai a capire chi ha provocato per primo. Ma se una cosa era certa era che Renzi non voleva più Azzolina all’Istruzione e Bonafede alla Giustizia. Perché allora proporre quest’ultimo come vicepremier? Quanto ad Arcuri, si sapeva bene che i renziani lo vedono come il fumo negli occhi.

Il M5S accusa Renzi: voleva solo le poltrone

Ora la rottura tra Italia Viva e i 5Stelle è definitiva. Sancita con una nota dettata da un infuriato Vito Crimi. “Nessuna volontà di aiutare il Paese nel momento più difficile, nessun interesse verso i cittadini italiani o a lavorare per l’interesse della collettività. Da parte di Matteo Renzi sul tavolo c’era solo la questione delle poltrone. Così facendo ha dimostrato chiaramente che questa era la vera ragione per la quale ha provocato la crisi. Poltrone che ha chiesto, contrariamente a quanto sostenuto in questi giorni”.

“Oltre a chiederle – attacca ancora il M5S – il senatore di Rignano, voleva decidere anche per conto delle altre forze politiche. Inoltre il movimento 5 Stelle, contrariamente a quanto affermato da fonti renziane, non ha posto alcun veto. In queste ultime ore e nei giorni precedenti siamo stati concentrati sui temi e si bisogni degli italiani ma ci siamo trovati di fronte a un leader politico che voleva solo mercanteggiare e cercare pretesti per rompere”.

Tra i pentastellati sale la tensione

Ma all’interno del M5S sale la tensione per come Crimi ha gestito la trattativa. Tra i parlamentari più agguerriti c’è Federica Dieni, membro del Copasir. Interpellata dall’Adnkronos la deputata punta il dito contro il leader: “Apprendo dalla stampa che la trattativa l’ha portata parallelamente avanti Crimi, senza consultarsi con i ministri o i parlamentari: essendo in prorogatio e mai eletto, penso che un passaggio per sentire il parere degli eletti avrebbe dovuto farlo…”. E ancora: se ti siedi a un tavolo, qualcosa devi cedere. Invece Crimi su Azzolina e Bonafede è stato irremovibile.

L’indice è puntato contro Renzi. Anche da parte del vicesegretario Pd Andrea Orlando. “Credo – afferma- che si volesse questa rottura e credo che ci sia un disegno politico”.

 

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