Editoria, slittano di 2 anni i tagli. Mollicone: «Una bella pagina della storia parlamentare»

lunedì 22 Febbraio 10:42 - di Elsa Corsini

I taglia all’editoria, di grillina memoria, slittano di altri due anni. Una  buona notizia per il pluralismo dell’informazione.  Le commissioni Affari costituzionali e Bilancio a della Camera hanno approvato due emendamenti al Milleproroghe che vanno in questa direzione. Rinvio dei tagli e rifinanziamento di Radio Radicale.

Editoria, i tagli slittano di due anni

“Sanato un vulnus”, rileva il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. «L’auspicio è che anche il nuovo governo presti attenzione alla salvaguardia del pluralismo dell’informazione. Occorre riprendere al più presto il percorso virtuoso. E  condiviso con le parti sociali avviato nei mesi scorsi». I due emendamenti bipartisan spostano di altri due anni l’entrata in vigore del graduale azzeramento del contributo ai giornali.  Previsto con la manovra per il 2019. E stanziano 2 milioni per il 2021 per Radio Radicale.
Per il segretario Fnsi, «occorre una riforma complessiva del settore dell’editoria. Anche sul versante della tutela del lavoro giornalistico. A partire dal contrasto al precariato e allo sfruttamento fino alla difesa del diritto d’autore”.

Mollicone: “Siamo al fianco dell’editoria nazionale”

“L’approvazione degli emendamenti  in favore di Radio Radicale, presidio di libertà e pluralismo, e del comparto dell’editoria è una bella pagina della storia parlamentare“. Così in una nota Federico Mollicone, capogruppo in commissione Editoria di FdI. Il via libera agli emendamenti posticipa i termini di efficacia dei tagli all’editoria. Voluti da una parte dell’attuale maggioranza.

“Fratelli d’Italia – continua Mollicone – dimostra, ancora una volta, di essere al fianco delle categoria dell’editoria nazionale. Ringrazio per il riconoscimento. E il dialogo con i colleghi di maggioranza come Filippo Sensi. Che si sono battuti per il pluralismo e la libertà d’opinione. Aspettiamo di sapere a chi sarà attribuita la delega all’editoria. Soprattutto in vista della necessità di maggiori investimenti. E della pianificazione dei fondi del Recovery Fund. Di cui l’editoria, purtroppo, è solo un inciso“.

 

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