Draghi come Obama cita il fascista Gini per denunciare le diseguaglianze sociali

mercoledì 17 Febbraio 15:19 - di Adele Sirocchi
Draghi coefficiente Gini

Mario Draghi ha infarcito il suo discorso di poche citazioni. Cavour, il padre dell’unità nazionale, forse evocato non a caso visto che per il premier l’unità sarebbe oggi un “dovere”. E ancora papa Francesco, sui guasti prodotti dall’uomo all’ambiente, alla natura, al Creato. Quindi Bruno Visentini e Cesare Cosciani, gli artefici della riforma fiscale del 1974.

Draghi e il coefficiente Gini

E infine c’è stato quel passaggio sulle diseguaglianze sociali in cui Draghi ha citato il “coefficiente Gini”. Il premier stava parlando degli effetti della pandemia sulle diseguaglianze: “In assenza di interventi pubblici il coefficiente di Gini, una misura della diseguaglianza nella distribuzione del reddito, sarebbe aumentato, nel primo semestre del 2020 (secondo una recente stima), di 4 punti percentuali, rispetto al 34.8% del 2019. Questo aumento sarebbe stato maggiore di quello cumulato durante le due recenti recessioni”.

Chi era Corrado Gini

Ma chi era Corrado Gini? Intanto, va detto che il suo coefficiente è popolare tra tutti gli economisti, anche quelli di scuola liberista e non keynesiana. Ma il paradosso, come notò il Wall Street Journal, parlando anni fa della simpatia di Barack Obama per Gini, è che l’ullustre studioso era appunto un fascista. Gini è infatti anche l’autore di un saggio intitolato Le basi scientifiche del fascismo (1927). Benito Mussolini lo mise alla guida dell’Istituto Centrale di Statistica.

Corrado Gini e l’apprezzamento per il fascismo

“Il Duce – scrive Federico Rampini – era influenzato dal pensiero di Gini soprattutto sulla demografia. Già nel 1912, scrivendo I fattori demografici dell’evoluzione delle nazioni, Gini aveva teorizzato l’importanza della natalità elevata, della crescita della popolazione, come motore di dinamismo. E il fascismo in seguito si sarebbe impegnato su quella strada, con politiche di incentivo alle nascite. La fede fascista di Gini gli procurò qualche guaio al termine della seconda guerra mondiale: il 6 novembre 1944 dovette dimettersi da tutti gli incarichi accademici in attesa della conclusione del processo sulle sue responsabilità durante il regime, il 24 gennaio 1945 fu sospeso senza stipendio per un anno”.

Alla fine del 1945 caddero le accuse nei confronti di Gini che tornò l’anno seguente ad insegnare. Al processo sostenne di avere sempre osservato i suoi doveri di scienziato. Nel 1949 tornò a presiedere la Società Italiana di Statistica, fino alla sua morte, che avvenne nel 1965.

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