Decreto Covid, è subito braccio di ferro. Speranza: “Linea dura”. La Gelmini: “Non esageriamo”

lunedì 22 Febbraio 10:06 - di Giorgia Castelli
Speranza

Emergono già le prime differenze ideologiche all’interno del governo. Il ministro Speranza è per la linea dura e rigorista, ma il ministro Gelmini frena. Con il nuovo decreto Covid il divieto agli spostamenti, per arginare la diffusione del coronavirus e ridurre i rischi legati alle varianti Covid, verrà prorogato alla scadenza dell’attuale provvedimento, in vigore fino al 25 febbraio. La misura sarà applicata a tutte le regioni, a prescindere dalla collocazione in zona rossa, zona arancione e zona gialla. Il governo ha informato ieri sera regioni, province e sindaci in un incontro durato circa due ore e mezza. Ma sulle altre restrizioni ancora non c’è accordo. Le Regioni chiedono di rinegoziare tutto.

La linea dura di Speranza

Nella riunione, il ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe fatto un quadro “abbastanza fosco” – apprende l’Adnkronos – della situazione specificando che non si tratta di fare allarmismi. Piuttosto, la constatazione che prima che i vaccini abbiano un effetto tangibile, e mentre si diffondono tre varianti (una delle quali, l’inglese, potrebbe essere prevalente in tutta Europa entro un mese), le restrizioni sono indispensabili. Come riporta Repubblica, Speranza è stato abbastanza chiaro: «Non è il momento di allentare le misure, non è il momento di superare il sistema delle fasce di rischio».

Speranza e Gelmini sulle misure Covid

Più morbida la linea della Gelmini. Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, avrebbe detto: «Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese, ma possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare ad un processo decisionale che certo dovrà essere tempestivo, che certo dovrà essere snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste». E poi avrebbe detto ancora: «Mi impegnerò dunque, per quanto mi compete, a fare ogni sforzo affinché i provvedimenti non vengano adottati inaudita altera parte, anche perché, per quanto mi riguarda le Regioni, le Province e i Comuni, non sono una “altera parte” ma costituiscono gangli fondamentali della nostra comunità nazionale».

Gelmini e danni economici alle imprese

La Gelmini avrebbe puntualizzato: «Sarebbe sbagliato immaginare che l’ampia maggioranza che questo esecutivo ha conseguito in Parlamento, l’imprinting che lo ha generato, la volontà di cementare l’azione delle forze politiche per contrastare un nemico tanto insidioso, non si rispecchiasse anche in tutti i livelli istituzionali dello Stato. Non servono divisioni, servono soluzioni». E infine un riferimento ai ristori. Come riporta Repubblica, il ministro ha posto l’accento sul fatto che c’è la necessità di una risposta adeguata alla sofferenza di molti settori produttivi. Oltre che su quello sanitario. «Ci deve essere più attenzione per i danni economici che la pandemia sta causando».  In questo ha sposato una delle richieste presenti nella bozza unitaria presentata dal presidente della Conferenza Stato-Regioni, e dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Gelmini si è impegnata a portare il documento delle Regioni in Consiglio dei ministri oggi.

Le richieste di Regioni e sindaci

Regioni e province autonome hanno evidenziato l’importanza di sei punti, consegnando un documento con le proposte al governo in vista del varo del nuovo decreto Covid e del nuovo dpcm. Riflettori accesi su vaccini, regole “anti Covid” tempestive, zona rossa da rivedere con Rt meno determinante, indennizzi per le attività penalizzate, misure ad hoc per la scuola. Mentre i sindaci chiedono l’apertura serale dei ristoranti.

Apertura serale dei ristoranti

Attualmente, secondo misure e regole in vigore, nella zona gialla bar e ristoranti possono rimanere aperti dalle 5 alle 18. In zona arancione e zona rossa, chiusura 7 giorni su 7: l’asporto per i bar è consentito fino alle ore 18. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. I sindaci chiedono ristoranti aperti. «A condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze». «La consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti. Che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione», hanno affermato i sindaci. Le altre richieste: mantenere e perfezionare i parametri; piano vaccinale efficace; finanziamento dei nuovi ristori.

 

 

 

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