Caro prof. Orsina, lasci stare le fogne. Stare all’opposizione in democrazia non è una vergogna

venerdì 5 Febbraio 20:24 - di Adele Sirocchi

Il politologo Giovanni Orsina, professore di Storia Contemporanea alla Luiss, in una intervista a Huffington Post suggerisce a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni di appoggiare il governo Draghi senza condizioni. E fin qui, si tratta di una sua legittima opinione. Ma è sulle finalità politiche della scelta consigliata che il linguaggio di Orsina diventa supponente e assai poco rispettoso.

Orsina: Draghi è la grande lavatrice per la destra

Dice Orsina: “Draghi è la grande lavatrice che può farli uscire candidi come la neve e rilegittimati a qualsiasi tavolo. Hanno già perso l’occasione di sostenerlo compatti dopo l’appello di Mattarella, ma fanno ancora in tempo“. Perché ci sarebbe bisogno di mettere in lavatrice Meloni e Salvini? Il ricorso alla metafora sugli “impresentabili” utilizzata da Galli della Loggia vent’anni fa è del tutto  anacronistica e frutto di pregiudizi duri a morire.

Un linguaggio manicheo

Una concessione al linguaggio manicheo di certa sinistra che si credeva dovesse far parte dei comizi elettorali e non delle riflessioni accademiche. Anche perché in vent’anni di acqua ne è passata sotto i ponti ( e con essa incarichi di governo locale e nazionale). E non si può certo trattare ancora oggi la destra italiana come una pletora di scolaretti cui dover mettere grembiulini inamidati.

Orsina e l’odore delle fogne: sgradevole eco degli anni Settanta

Ad essere invece impresentabile è un’altra espressione utilizzata da Giovanni Orsina, laddove esorta ancora Meloni e Salvini, proprio nella risposta che conclude l’intervista, “a togliersi di dosso una volta per tutte l’odore delle fogne e del Papeete“. Sorvoliamo sul Papeete. Ma non sull’uso del termine “fogne” che lo studioso per certo sa essere riconducibile a uno dei più biechi slogan degli anni Settanta (“Fascisti, carogne, tornate nelle fogne“).

Orsina e la voglia di ghettizzare la destra

Insomma: mentre da un lato si accusa la Meloni di volersi autoemarginare dicendo no a Draghi dall’altro appare in primo piano la forte tentazione di ricacciare nel ghetto quella stessa destra non ancora sufficientemente “agghindata” per l’ingresso nei salotti buoni. Senza contare poi che un governo privo di un’opposizione destinata a pungolarlo, soprattutto se non è frutto di un mandato elettorale, dovrebbe certo destare più preoccupazioni in un politologo degli aperitivi del Papeete.

Orsina ha voluto compiacere il suo direttore Giannini?

A meno che il professor Orsina non abbia voluto compiacere il direttore del giornale di cui è editorialista di punta, La Stampa. Quel Massimo Giannini, cioè,  che con un’altra analisi grondante grossolanità paragonava la leader di FdI allo sciamano Jake Angeli che guidò  gli assalitori di Capital Hill.

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