Ancora in alto mare la lista dei sottosegretari: Lamorgese e Orlando pongono i loro veti

sabato 20 Febbraio 17:42 - di Davide Ventola
sottosegretari, lista Draghi

La lista dei sottosegretari è ancora in alto mare. Avrebbe dovuto essere pronta entro questo weekend, ma Draghi non ha fatto i conti con veti e dispetti interni ed esterni ai partiti. Il presidente del Consiglio riteneva di avere trovato la soluzione giusta. Quarantadue caselle da affiancare ai 23 ministri. Aveva invitati i partiti a presentare almeno il doppio dei nomi che spetterebbero a ciascuno per poi lasciargli mano libera.

Ciononostante, il premier ha più difficoltà del mossiere del Palio di Siena alla partenza. Riuscire a mettere in riga tutti è un’impresa più complicata che mai. Non aveva fatto i conti con le fibrillazioni interne all’ex maggioranza. E sui veti dei vari ministri. Lamorgese ha bocciato Molteni al Viminale, mentre Orlando ha posto il veto su Durigon. E mentre Salvini anticipa che comunque ci sarà un leghista agli Interni, le acque sono agitatissime in casa M5s e Pd.

Sottosegretari, quali sono i nomi più quotati

Appena dieci posti per il M5S (Crimi ha già detto che non sarà sottosegretario al Viminale), otto o nove conta di ottenere la Lega in virtù della settantina di parlamentari vantati in più rispetto ai dem. Quindi sette Pd (quasi tutte donne per bilanciare la figuraccia sulle quote rosa), Quindi 5 di Forza Italia, due renziani e uno in quota Bonino. Ogni partito nella sua lista ha dovuto sottolineare in neretto i pochi nomi ritenuti “irrinunciabili”, con l’avvertenza che poi comunque (come per i ministri) deciderà Draghi. Il premier poi avrà l’ultima parole sui pochi che, nei giorni successivi, a sua esclusiva discrezione, saranno promossi viceministri.

Nel totoministri spuntano anche delle richieste ufficiali. Come quella che arriva dal Pd di Enna che ha formalizzato la richiesta di avere “sottosegretario con delega all’immigrazione ed alle isole minori il sindaco di Lampedusa Totó Martello. E sempre in casa dem l’ex ministra Valeria Fedeli ha ribadito la gravità “dell’errore politico enorme che ha compiuto” il partito non inserendo neanche una donna.  “Quello che è avvenuto non era mai successo prima e non me lo aspettavo”.

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