Vaccino, il giallo delle decurtazioni. Zaia: le aveva già previste Arcuri nel contratto Pfizer?

martedì 19 Gennaio 11:19 - di Paolo Lami

È un giallo il taglio deciso da Pfizer sulle dosi di vaccino da distribuire regione per regione. Ed è il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, a dare corpo ai sospetti.

In un’intervista a Repubblica, Zaia pone, intanto, con forza, la questione della titolarità di Pfizer a decidere, unilateralmente, le decurtazioni delle dosi di vaccino a secondo delle regioni. A che titolo, si chiede Zaia, un’azienda privata , qual’è, appunto, Pfizer, può decidere di favorire una regione piuttosto che un’altra dello stesso Stato?

E, ancora: quali sono i criteri adottati da Pfizer per fare queste scelte sulla distribuzione del vaccino che comportano, ovviamente, morti?

Ma, da lì, il ragionamento del governatore porta dritto dritto ad un sospetto. Non è che, per caso, questa decurtazione “selettiva” del vaccino è stata decisa, a monte, dallo stesso Arcuri, nel contratto firmato allora fra lo Stato italiano e Pfizer?

Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. E considerando i disastri e le perle infilate finora dal commissario Arcuri, è possibile che qualche ragione Zaia possa avercela.

“Non solo tagliano le forniture ma decidono le quote per regione. È incomprensibile, oltre che vergognoso”, s’inalbera Zaia. Che annuncia di aver “chiesto all’avvocatura un parere, per capire se ci sia margine per tutelare i veneti anche per vie legali“.

Il governatore del Veneto non accetta il -53% nell’assegnazione delle dosi di vaccini della Pfizer-BionTech.

La campagna di vaccinazione vedeva la sua regione in testa alla classifica con oltre 107 mila dosi somministrate.

Ma, poi, con una nota, l’ufficio del commissario Arcuri ha comunicato che la casa farmaceutica non consegnerà in Italia 165 mila delle 562 mila dosi previste.

E, dunque, le 48 mila per il Veneto si vaporizzano in modo preoccupante, in una fase considerata cruciale.

“Noi non cerchiamo la rissa, perché in questa fase deve prevalere il dialogo. Ma il momento è delicato e deve essere gestito con rigore. In Veneto le porte per Pfizer sono aperte – dice diplomatico Zaia – si facciano vivi, ci portino i vaccini e la questione è chiusa”.

”Questa è una terra di imprese, comprendiamo che qualche problema possa emergere. Parliamone, risolviamo i problemi insieme – tende la mano il leghista. – Non siamo noi ad aver firmato i contratti, siamo parte lesa ma non controparte giuridica. Il contratto l’ha firmato il governo, sottoscrivendo accordi precisi”.

”Non vorrei – lancia il sospetto Zaia – fossero già previste le decurtazioni. In questo caso si aprirebbe tutt’altro scenario e Pfizer passerebbe dalla parte della ragione. È fondamentale che si ripristinino le forniture, come stabilito. Non esiste che accettiamo tagli in questo modo. Un’azienda privata bypassa il piano sanitario nazionale? Non è affatto un bel segnale”.

“Stando a quanto riferito dal commissario, Pfizer avrebbe deciso a chi e quanto dare. Sulla base di quale principio – si chiede il governatore veneto – hanno deciso il -53% del Veneto, il -54% del Friuli, il -51% dell’Emilia Romagna e lo zero per cento di altre regioni?”.

”Una simile decurtazione non è giustificata né dai dati epidemiologici, né da quelli clinici. In queste condizioni – mette in guardia Zaia – non saremo in grado di fare per tutti i richiami con le seconde dosi, oltre a dover fermare le prime. Ci sono tempi da rispettare: 21 giorni da una iniezione all’altra. E non è possibile mescolare vaccini di aziende differenti”.

“Il tema del Covid e, conseguentemente della sua cura, deve essere la priorità in Italia. Le ricadute sono sanitarie, economiche, psicologiche. L’unica opzione- propone il governatore –  è prendere atto che ci sono regioni con percentuali di vaccinazioni basse, con scorte in magazzino. Non sarebbe male pensare a una ridistribuzione. Sarebbe folle lasciare le dosi in magazzino da una parte e non fare i richiami da qualche altra”.

Il timore è quello che si possano sforare i 21 giorni di attesa tra una dose e l’altra. “I cittadini hanno diritto ad avere la copertura totale – ribadisce il governatore del Veneto – Noi come autorità sanitaria dobbiamo garantire quantomeno il completamento della vaccinazione per chi l’ha avviata. Questo è anche un tema etico, il farmaco deve essere a disposizione di tutti. Abbiamo anziani che continuano a morire, ci sono aziende che non riescono a ripartire, locali chiusi, ragazzi a casa da scuola. La trasparenza delle regole deve essere totale“.

”Ritengo un obbligo del governo verificare l’entità dei tagli negli altri paesi europei, – suggerisce Zaia – al fine di chiarire se il trattamento sia stato dedicato solo a noi o se coinvolga anche altre comunità”.

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