Vaccini, così AstraZeneca ha fregato la Ue sulle dosi promesse e pagate in anticipo

mercoledì 27 Gennaio 21:06 - di Roberto Frulli

Il braccio di ferro fra l’Ue e AstraZeneca sulla consegna dei vaccini all’Europa diventa di ora in ora più duro.

La sensazione che si fa strada in queste ore è che l’Ue sia rimasta fregata nel contratto sui vaccini firmato con Astrazeneca. Incastrata dal burocratese. 

L’Ue chiede ad AstraZeneca di spedire in Europa una parte delle dosi di vaccino anti-Covid prodotte nel Regno Unito, perché il contratto di acquisto anticipato siglato con la Commissione prevede che le dosi arrivino da “quattro stabilimenti produttivi“, due dei quali Oltremanica, e non solo da quello in Belgio, che avrebbe problemi di produzione dei vaccini.

Ma Astrozeneca replica di non sentirsi obbligata a consegnare anche le dosi di vaccini prodotte in Gran Bretagna.

Questi due stabilimenti britannici, che sicuramente hanno delle scorte, “devono consegnare” anche nell’Ue, per contribuire a colmare, almeno in parte, l’ammanco nelle forniture annunciato da AstraZeneca per il primo trimestre nel Continente, replica l’Europa. E intanto la pandemia corre. E non tiene certo conto delle clausole legali.

L’ammanco massiccio taglia ad appena un quarto di quanto previsto inizialmente le dosi previste per il primo trimestre.

La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, è stata nettissima. E in una conferenza stampa convocata a tambur battente, dopo le dichiarazioni del Ceo di AstraZeneca Pascal Soriot,  replica a brutto muso all’azienda.

Dopo giorni di silenzio favoriti dal fatto che sui contratti fra AstraZeneca e la Ue gravano clausole di riservatezza, Pascal Soriot ha sostenuto, in un’intervista a Repubblica, che la compagnia anglosvedese produttrice dei vaccini non ha alcun obbligo nei confronti dell’Ue.

Per Soriot, il contratto prevede solo che AstraZeneca faccia “del suo meglio” per produrre le dosi pattuite. Una formula burocratica e troppo generica per imbrigliare e mettere spalle al muro AstraZeneca.

“La visione secondo la quale AstraZeneca non sarebbe obbligata a rispettare i suoi impegni perché abbiamo siglato un accordo basato sul “best effort”, il miglior sforzo – ha ribattuto Kyriakides – non è né corretta né accettabile”.

Insomma è uno scontro fra culture e linguaggi diversi: da una parte il burocratese della Ue che lascia ampi spazi di manovra, dall’altra il pragmatismo dei businessman che sanno spremere vantaggi dalle formule contrattuali.

Inutile chiedersi chi vincerà il braccio di ferro. A meno di ripensamenti e concessioni dell’ultimora da parte di AstraZeneca.

Per l’Ue l’ammanco delle dosi di vaccini AstraZeneca è un grosso problema. Perché è un pilastro della strategia delineata dalla Commissione von der Leyen per immunizzare la popolazione contro la Covid-19.

La Ue ne ha ordinati ben 400 mln di dosi di vaccini. Che vuol dire una montagna di soldi.

Ora la Commissione, ovviamente, fa pressioni  sull’azienda. Ma, obiettivamente, ha le armi spuntate contro i volponi di AstraZeneca.

“Vogliamo avere – spiega un’alta funzionaria Ue – le dosi che sono giustificate e giustificabili, sulla base delle clausole del contratto e della situazione della compagnia. Il che significa che la società deve essere molto “pulita” in quello che ci dice: devono spiegarci qual è il problema e qual è il percorso che intendiamo fare”.

In effetti giocare al poker con un “pollo” al tavolo non è complicato.

La Commissione, ha spiegato la civil servant, ha “appena avuto un caso simile”.

Probabilmente la funzionaria Ue si riferiva ai ritardi temporanei nella produzione annunciati da Pfizer-BioTech.

In questo frangente, ha sottolineato, “il comportamento è stato completamente differente. Ci hanno dato un calendario, la data in cui avrebbero ripreso a consegnare le quantità previste. E ci hanno spiegato, nel dettaglio, perché avevano un problema”.

Invece, nel caso di AstraZeneca, le cose si sono fatte molto più complicate.

“Abbiamo semplicemente un’allusione ad un problema in uno stabilimento”. Ma la conseguenza è che le dosi di vaccini attese non arriveranno nei tempi sperati.

Pertanto, la Commissione mira ad avere un incremento di dosi in una misura “giustificata e giustificabile”. Perché “dovremo rispondere di soldi pubblici che sono stati spesi“.

Arriveranno i revisori della Corte dei Conti Ue. E la Commissione dovrà poter giustificare la spesa fatta.

“Non si tratta di un numero preciso, ma di quello che è giustificato e giustificabile”, sottolinea.

Opposta la posizione di AstraZeneca.

Per Soriot, visto che il Regno Unito ha firmato un contratto molto prima dell’Ue, Londra ha la priorità.

Uno schiaffo in faccia all’Ue. Soprattutto dopo che Londra ha sbattuto la porta con la Brexit.

Kyriakides ha replicato  durissima. E anche piuttosto ruvida.

La logica del “first-come-first-serve”, cioè chi prima arriva meglio alloggia, ha detto, “può funzionare dal macellaio sotto casa”, non certo in un contratto di acquisto anticipato come quello siglato tra l’Ue e la multinazionale di Cambridge.

L’Ue, ha ricordato un’alta funzionaria Ue, ha investito per il vaccino di AstraZeneca 336 milioni di euro. E neanche  interamente versati. Perché erano previste delle rate.

Soldi “dei contribuenti”, versati anticipati per finanziare, a fondo perduto, la multinazionale anglosvedese affinché producesse in anticipo i vaccini anti Covid, prima di ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione.

Tutto questo in maniera  che quantità significative di dosi fossero pronte alla consegna al momento dell’autorizzazione.

Manufacturing at risk, si dice in gergo.

È indispensabile per fare in fretta, per avere i vaccini nelle quantità necessarie, una volta autorizzati.

Una strategia plasmata sul modello dell’operazione Warp Speeddegli Usa, all’avanguardia nella strategia sui vaccini perché, essendo uno Stato federale, potevano contare fin dall’inizio sulla Barda (Biomedical Advanced Research and Development Authority) l’agenzia per le emergenze biomediche. Che l’Ue ora intende riprodurre con la Hera (Health Emergency Response Authority).

Kyriakides ha sottolineato che tra i quattro stabilimenti previsti nel contratto per la produzione delle dosi pattuite, due dei quali nel Regno Unito, non è prevista alcuna “gerarchia”.

Una fonte Ue ha precisato che solo un quinto stabilimento, “non fuori dall’Ue, ma fuori dall’Europa”, è previsto nel contratto come soluzione di backup. Non certo quelli britannici.

All’inizio di dicembre, AstraZeneca aveva avvisato la Commissione che le quantità previste per il primo trimestre 2021, che inizialmente si sarebbero aggirate intorno ai 120 mln di euro (i termini precisi sono tuttora coperti da segreto, segreto chiesto dalla compagnia che poi è stato violato, per un’altra parte del contratto, dal Ceo, cosa che ha sorpreso non poco la Commissione) non sarebbero state così ingenti.

Ma, dicono da Bruxelles, “eravamo relativamente fiduciosi su quello che avremmo potuto vedere”.

E’ stato solo venerdì scorso che si è palesata la brutta sorpresa.

“Abbiamo saputo che avremmo avuto un ammanco davvero massiccio, cosa che è davvero inaccettabile”.

La Commissione, quindi, “sta discutendo” con AstraZeneca per trovare una soluzione che sia accettabile.

Perché “è chiaro che la compagnia avrebbe dovuto tenere delle scorte”.

Quello che è chiaro alla Ue, tuttavia, non è chiaro ad AstraZeneca. Che dovrebbe consegnare solo 31 milioni di dosi nel primo trimestre.

Una cosa che la Commissione considera “inaccettabile”.

Preoccupa molto, inoltre, la mancanza di visibilità, dato che la compagnia ha fornito “informazioni solo su febbraio e marzo.

E poi? Il buio”, ha osservato l’alta funzionaria Ue.

Non a caso Kyriakides ha esortato AstraZeneca a fornire “informazioni complete”, oltre a “rispettare i suoi obblighi contrattuali e morali”.

Non si tratta di “numeri”, ha insistito Kyriakides, ma di “persone”. Che in Europa muoiono ogni giorno a causa della Covid-19.

Per verificare se AstraZeneca ha detto il vero alla Commissione o no, le autorità belghe condurranno presto ispezioni nello stabilimento in cui vengono prodotte le dosi di vaccino anti Covid.

In quello stabilimento si sarebbero verificati problemi nella coltura dell’adenovirus usato per produrre il vaccino, secondo quanto hanno scritto diverse fonti di stampa.

“Il focus della nostra attenzione – spiega un alto funzionario Ue – è che il contratto funzioni ora, perché i vaccini servono ora. Non tra due anni”.

Per Kyriakides, “le compagnie farmaceutiche, che sviluppano i vaccini, hanno responsabilità morali, sociali e contrattuali che devono rispettare”.

Torniamo a un problema di comunicazione fra culture diverse. Per non dire opposte.

Questa sera si tiene un’altra riunione del comitato direttivo sui vaccini. E vi dovrebbe partecipare, in videoconferenza, la vicepresidente esecutiva per Europa e Canada Iskra Reic.

La carenza di informazioni lato corporate ha anche generato un ‘giallo’ sulla partecipazione alla riunione di AstraZeneca.

A fine mattinata si sono diffuse indiscrezioni secondo le quali AstraZeneca non avrebbe partecipato.

La vice portavoce capo della Commissione, Dana Spinant, pressata in videoconferenza stampa, prima ha confermato che AstraZeneca non avrebbe partecipato.

Poi, quando l’eurodeputato della Cdu Peter Liese, responsabile Salute del gruppo Ppe, ha fatto sapere che a lui AstraZeneca aveva appena detto il contrario, ha detto che le cose erano “in evoluzione”.

Successivamente il ministro della Salute austriaco Rudolf Anschober ha riferito che l’incontro era stato rimandato a domani.

Infine, è stato confermato che il comitato direttivo si tiene stasera. E che AstraZeneca partecipa, in videoconferenza, nella persona della vicepresidente esecutiva per Europa e Canada Iskra Reic, sia pure “da sola e non ho capito perché”, nota l’alta funzionaria Ue.

Su tutto questo caos comunicativo pesa, e non poco, la gestione mediatica della materia vaccini. Segnata, fin dall’inizio, un po’ ovunque, da una forte mancanza di trasparenza. Cosa che rischia di alimentare teorie del complotto, particolarmente pericolose in tempo di pandemia.

Nelle ultime riunioni l’azienda ha fornito risposte “insoddisfacenti”, secondo Kyriakides.

Si vedrà se oggi sarà in grado di fornire alla Commissione, e ai 27 Stati membri, elementi più esaustivi.

, “devono consegnare” anche nell’Ue, per contribuire a colmare, almeno in parte, l’ammanco nelle forniture annunciato da AstraZeneca per il primo trimestre nel Continente, replica l’Europa. E intanto la pandemia corre. E non tiene certo conto delle clausole legali.

L’ammanco massiccio taglia ad appena un quarto di quanto previsto inizialmente le dosi previste per il primo trimestre.

La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, è stata nettissima. E in una conferenza stampa convocata a tambur battente, dopo le dichiarazioni del Ceo di AstraZeneca Pascal Soriot,  replica a brutto muso all’azienda.

Dopo giorni di silenzio favoriti dal fatto che sui contratti fra AstraZeneca e la Ue gravano clausole di riservatezza, Pascal Soriot ha sostenuto, in un’intervista a Repubblica, che la compagnia anglosvedese produttrice dei vaccini non ha alcun obbligo nei confronti dell’Ue.

Per Soriot, il contratto prevede solo che AstraZeneca faccia “del suo meglio” per produrre le dosi pattuite. Una formula burocratica e troppo generica per imbrigliare e mettere spalle al muro AstraZeneca.

“La visione secondo la quale AstraZeneca non sarebbe obbligata a rispettare i suoi impegni perché abbiamo siglato un accordo basato sul “best effort” – ha ribattuto Kyriakides – non è né corretta né accettabile”.

Insomma è uno scontro fra culture e linguaggi diversi: da una parte il burocratese della Ue che lascia ampi spazi di manovra, dall’altra il pragmatismo dei businessman che sanno spremere vantaggi dalle formule contrattuali.

Inutile chiedersi chi vincerà il braccio di ferro. A meno di ripensamenti e concessioni dell’ultimora da parte di AstraZeneca.

Per l’Ue l’ammanco delle dosi del vaccino AstraZeneca è un grosso problema. Perché è un pilastro della strategia delineata dalla Commissione von der Leyen per immunizzare la popolazione contro la Covid-19.

La Ue ne ha ordinati ben 400 mln di dosi di vaccino. Che vuol dire una montagna di soldi.

Ora la Commissione, ovviamente, fa pressioni  sull’azienda. Ma, obiettivamente, ha le arni spuntate contro i volponi di AstraZeneca.

“Vogliamo avere – spiega un’alta funzionaria Ue – le dosi che sono giustificate e giustificabili, sulla base delle clausole del contratto e della situazione della compagnia. Il che significa che la società deve essere molto “pulita” in quello che ci dice: devono spiegarci qual è il problema e qual è il percorso che intendiamo fare”.

In effetti giocare al poker con un “pollo” al tavolo non è complicato.

La Commissione, ha spiegato la civil servant, ha “appena avuto un caso simile”.

Probabilmente la funzionaria Ue si riferiva ai ritardi temporanei nella produzione annunciati da Pfizer-BionTech.

In questo frangente, ha sottolineato, “il comportamento è stato completamente differente. Ci hanno dato un calendario, la data in cui avrebbero ripreso a consegnare le quantità previste. E ci hanno spiegato, nel dettaglio, perché avevano un problema”.

Invece, nel caso di AstraZeneca, le cose si sono fatte molto più complicate.

“Abbiamo semplicemente un’allusione ad un problema in uno stabilimento”. Ma la conseguenza è che le dosi attese non arriveranno nei tempi sperati.

Pertanto, la Commissione mira ad avere un incremento di dosi in una misura “giustificata e giustificabile”. Perché “dovremo rispondere di soldi pubblici che sono stati spesi”.

Arriveranno i revisori della Corte dei Conti Ue. E la Commissione dovrà poter giustificare la spesa fatta.

“Non si tratta di un numero preciso, ma di quello che è giustificato e giustificabile”, sottolinea.

Opposta la posizione di AstraZeneca.

Per Soriot, visto che il Regno Unito ha firmato un contratto molto prima dell’Ue, Londra ha la priorità.

Uno schiaffo in faccia all’Ue. Soprattutto dopo che Londra ha sbattuto la porta con la Brexit.

Kyriakides ha replicato  durissima. E anche piuttosto ruvida.

La logica del “first-come-first-serve”, cioè chi prima arriva meglio alloggia, ha detto, “può funzionare dal macellaio sotto casa”, non certo in un contratto di acquisto anticipato come quello siglato tra l’Ue e la multinazionale di Cambridge.

L’Ue, ha ricordato un’alta funzionaria Ue, ha investito per il vaccino di AstraZeneca 336 milioni di euro. E neanche  interamente versati. Perché erano previste delle rate.

Soldi “dei contribuenti”, versati anticipati per finanziare, a fondo perduto, la multinazionale anglosvedese affinché producesse in anticipo i vaccini anti Covid, prima di ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione.

Tutto questo in maniera  che quantità significative di dosi fossero pronte alla consegna al momento dell’autorizzazione.

Manufacturing at risk, si dice in gergo.

È indispensabile per fare in fretta, per avere i vaccini nelle quantità necessarie, una volta autorizzati.

Una strategia plasmata sul modello dell’operazione Warp Speeddegli Usa, all’avanguardia nella strategia sui vaccini perché, essendo uno Stato federale, potevano contare fin dall’inizio sulla Barda (Biomedical Advanced Research and Development Authority) l’agenzia per le emergenze biomediche. Che l’Ue ora intende riprodurre con la Hera (Health Emergency Response Authority).

Kyriakides ha sottolineato che tra i quattro stabilimenti previsti nel contratto per la produzione delle dosi pattuite, due dei quali nel Regno Unito, non è prevista alcuna “gerarchia”.

Una fonte Ue ha precisato che solo un quinto stabilimento, “non fuori dall’Ue, ma fuori dall’Europa”, è previsto nel contratto come soluzione di backup. Non certo quelli britannici.

All’inizio di dicembre, AstraZeneca aveva avvisato la Commissione che le quantità previste per il primo trimestre 2021, che inizialmente si sarebbero aggirate intorno ai 120 mln di euro (i termini precisi sono tuttora coperti da segreto, segreto chiesto dalla compagnia che poi è stato violato, per un’altra parte del contratto, dal Ceo, cosa che ha sorpreso non poco la Commissione) non sarebbero state così ingenti.

Ma, dicono da Bruxelles, “eravamo relativamente fiduciosi su quello che avremmo potuto vedere”.

E’ stato solo venerdì scorso che si è palesata la brutta sorpresa.

“Abbiamo saputo che avremmo avuto un ammanco davvero massiccio, cosa che è davvero inaccettabile”.

La Commissione, quindi, “sta discutendo” con AstraZeneca per trovare una soluzione che sia accettabile.

Perché “è chiaro che la compagnia avrebbe dovuto tenere delle scorte”.

Quello che è chiaro alla Ue, tuttavia, non è chiaro ad AstraZeneca. Che dovrebbe consegnare solo 31 milioni di dosi nel primo trimestre.

Una cosa che la Commissione considera “inaccettabile”.

Preoccupa molto, inoltre, la mancanza di visibilità, dato che la compagnia ha fornito “informazioni solo su febbraio e marzo.

E poi? Il buio”, ha osservato l’alta funzionaria Ue.

Non a caso Kyriakides ha esortato AstraZeneca a fornire “informazioni complete”, oltre a “rispettare i suoi obblighi contrattuali e morali”.

Non si tratta di “numeri”, ha insistito Kyriakides, ma di “persone”. Che in Europa muoiono ogni giorno a causa della Covid-19.

Per verificare se AstraZeneca ha detto il vero alla Commissione o no, le autorità belghe condurranno presto ispezioni nello stabilimento in cui vengono prodotte le dosi di vaccino anti Covid.

In quello stabilimento si sarebbero verificati problemi nella coltura dell’adenovirus usato per produrre il vaccino, secondo quanto hanno scritto diverse fonti di stampa.

“Il focus della nostra attenzione – spiega un alto funzionario Ue – è che il contratto funzioni ora, perché i vaccini servono ora. Non tra due anni”.

Per Kyriakides, “le compagnie farmaceutiche, che sviluppano i vaccini, hanno responsabilità morali, sociali e contrattuali che devono rispettare”.

Torniamo a un problema di comunicazione fra culture diverse. Per non dire opposte.

Questa sera si tiene un’altra riunione del comitato direttivo sui vaccini. E vi dovrebbe partecipare, in videoconferenza, la vicepresidente esecutiva per Europa e Canada Iskra Reic.

La carenza di informazioni lato corporate ha anche generato un ‘giallo’ sulla partecipazione alla riunione di AstraZeneca.

A fine mattinata si sono diffuse indiscrezioni secondo le quali AstraZeneca non avrebbe partecipato.

La vice portavoce capo della Commissione, Dana Spinant, pressata in videoconferenza stampa, prima ha confermato che AstraZeneca non avrebbe partecipato.

Poi, quando l’eurodeputato della Cdu Peter Liese, responsabile Salute del gruppo Ppe, ha fatto sapere che a lui AstraZeneca aveva appena detto il contrario, ha detto che le cose erano “in evoluzione”.

Successivamente il ministro della Salute austriaco Rudolf Anschober ha riferito che l’incontro era stato rimandato a domani.

Infine, è stato confermato che il comitato direttivo si tiene stasera. E che AstraZeneca partecipa, in videoconferenza, nella persona della vicepresidente esecutiva per Europa e Canada Iskra Reic, sia pure “da sola e non ho capito perché”, nota l’alta funzionaria Ue.

Su tutto questo caos comunicativo pesa, e non poco, la gestione mediatica della materia vaccini. Segnata, fin dall’inizio, un po’ ovunque, da una forte mancanza di trasparenza. Cosa che rischia di alimentare teorie del complotto, particolarmente pericolose in tempo di pandemia.

Nelle ultime riunioni l’azienda ha fornito risposte “insoddisfacenti”, secondo Kyriakides.

Si vedrà se oggi sarà in grado di fornire alla Commissione, e ai 27 Stati membri, elementi più esaustivi.

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