Twitter, il fondatore Jack Dorsey: giusto bloccare Trump ma è un fallimento ed un pericoloso precedente

giovedì 14 Gennaio 9:00 - di Paolo Lami

Jack Dorsey, fondatore di Twitter, auspica un Internet “libero e aperto” ma ritiene giusto aver bloccato l’account di Trump anche se lo ritiene un precedente pericoloso e,  comunque, un fallimento.

È un ragionamento più che contraddittorio quello che il patron di Twitter cerca di mettere in fila davanti ai suoi numerosi follower dal suo account sulla piattaforma di microblogging per giustificare, di fronte ad un’America confusa e divisa la decisione di “sospendere definitivamente” l’account personale di Donald Trump.

Una scelta “giusta” rivendica Dorsey. Ma che rappresenta un “fallimento” e costituisce un “precedente“, che è “pericoloso” ammette il fondatore di Twitter. Che ammette di “non festeggiare né di andare fiero” della decisione di “mettere al bando @realDonaldTrump” dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio a Washington.

E’ “un fallimento da parte nostra nel promuovere un discorso sano – ragiona Dorsey. – “Dover prendere” queste misure “frammenta il discorso pubblico”.

“Ci dividono – incalza il fondatore di Twitter dopo che il presidente americano è stato messo sotto accusa per la seconda volta con l’approvazione dell’impeachment alla Camera – Limitano il potenziale per un chiarimento, un riscatto, per imparare. E costituiscono un precedente che ritengo pericoloso“.

Di cosa sta parlando Dorsey? Del “potere che un individuo o un’azienda ha su una parte del discorso pubblico globale”.

In queste parole, in effetti, c’è riassunta tutta la contraddizione del gesto dittatoriale di Twitter. Che cala la scure della censura su Trump pur provando a sostenere che l’obiettivo è un Internet libero, un’agorà dove tutti si possano confrontare. E non può certo essere un’azienda privata a decidere chi può parlare e chi no.

Il patron di Twitter cerca di sostenere che  l’equilibrio di potere è stato rispettato dal momento che, scrive, “se le persone non sono d’accordo con le nostre regole possono semplicemente rivolgersi a un altro servizio”.

Ma Jack Dorsey sa che questo non è completamente vero, in realtà.

Anche se la mossa censoria di Twitter, Facebook e Instagram ha già dato il via ad un esodo dai principali Social a vantaggio di nuove piattaforme. Che non limitano la libertà. È solo questione di tempo.

E infatti Dorsey ammette che “questo concetto è stato rimesso in discussione la settimana scorsa quando un certo numero di fornitori di strumenti Internet fondamentali hanno deciso di non ospitare più quello che ritenevano pericoloso”. Cioè Trump. Bloccato da diverse piattaforme Social come Facebook, Instagram e, poi, appunto Twitter.

Dorsey scrive di non credere ci sia stato un coordinamento: “Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni o sono state spinte dalle azioni di altri”.

Il fondatore di Twitter torna a battere dove il dente duole, cioè sulle “contraddizioni della nostra politica e della sua attuazione, dobbiamo pensare a come il nostro servizio possa incentivare follie e danni, c’è bisogno di maggiore trasparenza nelle nostre operazioni di moderazione” dei contenuti per un Internet “libero e aperto“.

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