Trovato il paziente zero (in Europa): una giovane milanese con la dermatosi come unico sintomo

11 Gen 2021 14:55 - di Carlo Marini
paziente zero

Il paziente zero? Risale a novembre 2019. Si tratta del primo caso documentato di presenza di Sars-CoV-2 in un essere umano”. E’ quanto emerge da uno studio internazionale. Lo ha coordinato Raffaele Gianotti dell’Università Statale di Milano. Il report ha analizzato le biopsie cutanee dell’autunno 2019. Ha quindi scopert’ il virus Sars-Cov-2 in una giovane paziente che presentava come unico sintomo una dermatosi. La data? Tenetevi forte: novembre 2019.

L’unico sintomo? Una fastidiosa dermatosi

La biopsia della giovane donna risale, infatti, a novembre 2019. La nota riporta che la ragazza “ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell’Rna del virus Sars-CoV-2”. I ricercatori lo hanno identificato tramite due tecniche differenti su tessuto cutaneo: immunoistochimica e Rna-Fish. Metaforicamente sono state trovate “le impronte digitali” del Covid-19 nel tessuto cutaneo.

 

La scoperta dell’Università di Milano sul “paziente zero”

“Dopo aver studiato le manifestazioni cutanee in pazienti con Covid-19 dell’area milanese – spiega Raffaele Gianotti, dermatopatologo dell’Università di Milano e della Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – ho riesaminato al microscopio le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite alla fine del 2019 in cui non era stato possibile effettuare una diagnosi ben precisa. Abbiamo cercato nel passato perché nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali, abbiamo dimostrato che esistono, in questa pandemia, casi in cui l’unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea. Mi sono domandato se avessimo potuto trovare indizi della presenza della Sars-Cov-2 nella cute di pazienti con solo malattie della pelle prima dell’inizio della fase epidemica ufficialmente riconosciuta”.

L’infezione da Covid-19 era presente nei tessuti della ragazza

“Nel caso della giovane donna – spiega Giovanni Fellegara, responsabile del Laboratorio di Anatomia patologica del Centro Diagnostico Italiano – lo studio ha dimostrato mediante indagini immunoistochimiche, la presenza di antigeni virali nelle ghiandole sudoripare”. Tale dato è stato poi confermato dal riscontro nelle stesse strutture di sequenze geniche dell’Rna virale identificato con la tecnica Rna-Fish effettuata presso l’Istituto europeo di oncologia (Ieo).

La paziente zero non ha avuo sintomi, tranne la dermatosi

“Abbiamo dimostrato la presenza di sequenze virali Sars-CoV-2, anche quantitativamente scarse, sul preparato istologico del 2019. Nonché in sei pazienti del 2020 affetti solo da dermatosi. Ma senza sintomi sistemici da infezione Covid-19”, aggiunge Massimo Barberis, direttore dell’Unità clinica di Diagnostica istopatologica e molecolare dell’Ieo. La paziente, contattata a posteriori – riferisce una nota – ha riferito assenza di sintomi sistemici da infezione da Covid-19, la scomparsa delle lesioni cutanee dopo cinque mesi e la positività degli anticorpi anti Sars-CoV-2 nel sangue periferico a giugno 2020.

Intanto la Cina nasconde i suoi dati all’Occidente

Nel frattempo, la Cina non rende accessibili i suoi dati e, anzi, lascia intendere che il virus non sia mai esistito a Whuan. A questo punto,sulla base dei dati presenti in letteratura mondiale – proseguono gli esperti – questo è il più antico riscontro della presenza del virus Sars-CoV-2 in un essere umano. Lo studio sul paziente zero è stato pubblicato sul British Journal of Dermatology.

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