Troppi contagi, stretta in arrivo. Il governo torna alla tavolozza multicolor: ecco che cambia

domenica 3 Gennaio 11:57 - di Bianca Conte
contagi e stretta governo

Covid, troppi contagi: nuova stretta in arrivo. La fascia scurisce colore e si tinge di rosso almeno in tre regioni a rischio e da domani e già dal 7 cambia tutto. E nel piano del governo per contenere la curva dei contagi molti settori rischiano di non riaprire. Nella morsa dei divieti, ancora ristoranti, palestre, cinema? Tutto è in via di definizione. Quel che è certo è comitato tecnico scientifico e governo, si preparano a rimettere mano alla tavolozza delle fasce regionali. E quindi ci sono realtà che da zona gialla torneranno in arancione, se non addirittura in rosso lockdown, tonalità meno popolare… Non solo. Stando ai rumors che circolano in rete, l’esecutivo starebbe anche decidendo come eventualmente cambiare i parametri del monitoraggio e, dunque, l’assegnazione dei colori tra promossi, bocciati e rimandati…

Troppi contagi, stretta in arrivo: governo e Cts tornano alla tavolozza multicolor

Il balzo del tasso di positività nell’ultimo bollettino diramato dal ministero della Salute il 2 gennaio. Se infatti il numero dei nuovi contagi è calato sensibilmente rispetto al giorno prima, con 11.831 nuovi contagi, il rapporto dei positivi in base ai tamponi effettuati (67.174) ha subito un’impennata, salendo fino al 17,6%. Numeri che fanno apparire quasi inevitabile una nuova stretta. Dal 7 gennaio, con la fine delle regole anti-Covid previste dal decreto Natale, l’Italia dovrebbe dunque tornare al sistema diversificato di colori (zona rossa, arancione e gialla) in base a contagi e dati. E su questi, governo e regioni decideranno misure e ordinanze ad hoc da applicare di volta in volta. Sul fronte della scuola sembrava certo che, per quanto riguarda le superiori, in ogni istituto sarebbe stato garantito il rientro in presenza per il 50% degli studenti. Ma il tema ora torna prepotentemente al centro del tavolo.

Dal rosso all’arancione al rosso: ecco cosa si può fare e cosa no

Sul fronte ristorazione e dintorni, nulla di nuovo. Come riferisce il Messaggero in queste ore, tra gli altri, il 3, il 5 e il 6 gennaio, dovrebbero restare «chiusi ad esempio bar e ristoranti (solo asporto fino alle ore 22 o ordini a domicilio). O i negozi di vendita al dettaglio (escluse rivendite alimentari, edicole, tabacchi e farmacie)». Come rimane invariato il divieto di «qualsiasi spostamento, anche all’interno del proprio comune. A meno che non sia possibile autocertificarlo per ragioni di salute, lavoro o necessità». Anche il capitolo deroghe ripertica qualche norma nota. E allora, sempre secondo il quotidiano capitolino, «si può uscire per fare attività motoria (una passeggiata, ma con mascherina e nei pressi della propria abitazione). O attività sportiva (una corsa ad esempio, ma sempre da soli). E si può far visita a casa ad amici e parenti (massimo in 2, a meno che non si abbia con sé figli minorenni o persone non autosufficienti. E una sola volta al giorno tra le ore 7 e le ore 22). Derogabile anche la possibilità di uscire dal proprio Comune, ma solo per chi vive in centri abitatati con meno di 5mila residenti».

Contagi e stretta di governo: ecco cosa cambia dal 15 gennaio

Poi, stando a quanto riassunto esaustivamente anche dal sito dell’Adnkronos, le rigide limitazioni per il comparto ristorazione sarebbero in scadenza, ma solo a  partire dal 15 gennaio. Almeno fino a quella data, dunque, – e salvo nuove regole varate da governo e premier –, in zona gialla bar, ristoranti e pizzerie resteranno aperti (anche nei giorni festivi). Sempre con consumo al tavolo solo dalle 5 alle ore 18. Mentre dopo sarà vietato consumare cibo e bevande nei locali o per strada. Dalle ore 18 alle ore 22 sarà tuttavia consentito l’asporto. Con la consegna a domicilio sempre possibile.

Il peso dei dati della Cabina di regia per il monitoraggio regionale

A pesare sulle decisioni di governo e regioni però, come detto, saranno i dati forniti dalla Cabina di regia per il monitoraggio regionale. Che al momento non sono buoni. L’ultimo report dell’Iss ha infatti evidenziato la risalita dell’indice Rt a 0.93. «In particolare – analizza il documento – 9 Regioni e province autonome sono classificate a rischio basso. 11 sono classificate a rischio moderato, di cui tre (Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Veneto) hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese, nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità. Una Regione (Sardegna) ha una classificazione del rischio “non valutabile” – equiparato a rischio alto – data la bassa percentuale di completezza dei dati». Le Regioni Calabria, Liguria e Veneto hanno un Rt puntuale, compatibile con uno scenario tipo 2 nell’epidemia di coronavirus in Italia.

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