Reddito di cittadinanza ai migranti del centro di accoglienza: la scoperta dei carabinieri di Potenza

domenica 24 Gennaio 13:03 - di Luisa Perri
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Ricordate la balla dei 5 Stelle e del Pd sugli immigrati che non potevano ottenere il reddito di cittadinanza? Ogni giorno la cronaca li sconfessa, ma si guardano bene dal commentare. Anzi, su questi percettori indebiti, cala una cappa di silenzio omertoso. Anche stamattina, arriva una nuova ondata di denunce. Stavolta dalla Basilicata.

I carabinieri del comando provinciale di Potenza hanno scoperto 5 immigrati extracomunitari che hanno percepito il reddito di cittadinanza senza avere i requisiti previsti dalla legge. Gli uomini dell’Arma hanno infatti effettuato delle verifiche incrociate. A quel punto, hanno scoperto le violazioni in cinque casi. In particolare, due immigrati vivevano a San Fele e tre abitavano a Ruoti.

Reddito di cittadinanza col trucco: la scoperta dei carabinieri

A San Fele un migrante di 40 anni e una di 53 anni hanno presentato false attestazioni. In particolare, la migrante ha falsificato il periodo relativo alla sua permanenza sul territorio nazionale. Formalmente, infatti, bisogna risiedere in Italia da un certo numero di anni prima di poter chiedere il reddito di cittadinanza. La donna ha dichiarato il falso, anticipando il suo periodo di permamenza in Italia. In questa maniera, è riuscita così a percepire indebitamente 2.500 euro.

A Ruoti, hanno fatto la stessa cosa tre migranti di età compresa fra i 23 e i 29 anni.  Due donne di 23 e 26 anni, ed un ragazzo 29enne. I tre, che alloggiano in un centro di accoglienza della zona, hanno dichiarato il falso con lo stesso trucchetto. Non hanno infatti comunicato all’Inps di essere residenti in Italia da meno di dieci anni. Hanno intascato così, senza averne alcun diritto, la somma complessiva di 16.500 euro circa. Nel dettaglio, ciascuna delle giovani ha ricevuto poco più di 6.390 euro, dal mese di febbraio 2020 ad oggi, mentre l’uomo ha percepito 3.730 euro circa, dal luglio 2020 alla data odierna.

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