Recovery, la cultura non esiste per questo governo. Così buttano al macero l’italiano

venerdì 15 Gennaio 12:58 - di Adriana De Conto
Recovery italiano

Siamo l’unico Paese neolatino a buttare alle ortiche un patrimonio: l’italiano. La nostra lingua nazionale è la grande dimenticata, inesistente all’orizzonte della politica e del governo attualmente in essere.  “Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), colloquialmente chiamato Recovery, dove sta il sostegno alla lingua italiana?” E’ la domanda che si pone sul Corriere della Sera Andrea Ricciardi. Non ve n’è traccia, eppure nel resto d’Europa non è così.

Recovery: sparito il sostegno all’italiano

Figurarsi se qualcuno al governo abbia questa sensibilità. Ci stupirebbe il contrario. “Eppure si tratta di un’ottima leva di sviluppo“, anche di ricchezza. L’editorialista spiega per filo e per segno quale patrimonio potrebbe rappresentare l’italiano per tutti noi. Allora, l’italiano è una delle prime lingue studiate al mondo. Punto secondo: “L’attrazione della nostra lingua dipende dal fatto che è una chiave per entrare in un universo culturale immenso e molto apprezzato”. Arte e cultura rappresentano un patrimonio verso cui c’è un interesse globale. “Apprendere l’italiano è un’avventura che appassiona milioni di persone. Le cifre parlano chiaro: a oggi vi sono all’estero più di due milioni di persone che studiano italiano. Con i suoi 400 centri nel mondo, la Società Dante Alighieri è uno dei principali strumenti attraverso cui avviene tale insegnamento, assieme alle scuole italiane all’estero, agli enti gestori e agli istituti di cultura”. Se avessero dei sostegni adeguati…

Italiano dimenticato : “Vendere la lingua” è vitale

Non che prima ci fosse una sensibilità assoluta verso la nostra lingua. Ma ora che il coronavirus ha tagliato le gambe al  turismo e all’ insegnamento, sarebbe il caso di correre ai ripari.   «Vendere» la lingua “equivale a investire in cultura in senso ampio: chi oggi apprende l’italiano a distanza sarà pronto a visitare l’Italia appena sarà possibile, ma anche a comprare il made in Italy. La lingua apre l’accesso al «mondo italiano». E’ un circolo virtuoso che solo a questo governo può sfuggire. “Prodotti italiani e lingua italiana camminano insieme. La lingua dà sapore al prodotto e lo collega a una tradizione. L’arte, la cultura, il turismo, la storia, la musica, la moda, il design, la cucina crescono con la lingua. E l’italiano cresce con queste realtà nazionali. L’esempio dei partner europei è eloquente: inglesi, francesi, spagnoli e portoghesi hanno fatto dell’apprendimento delle loro lingue una vera industria culturale.

Urge aggiornare il Recovery

E allora? E allora lo sbigottimento: “Non si capisce perché tale settore sia stato dimenticato dal PNRR, considerando anche l’apporto in termini di occupazione immediata che offre. È indispensabile che il Recovery riconsideri la lingua finanziando la creazione di un grande sistema d’insegnamento dell’italiano online all’estero”. Se ne ricaverebbe occupazione agli insegnanti di lingua, di letteratura,  storia dell’arte. “Prima del Covid-19 – leggiamo – l‘intera filiera della cultura in Italia valeva circa 92 miliardi cioè il 6% del Pil. Con l’indotto si arrivava fino a oltre 250 miliardi, cioè il 16% del Pil.  Federico Mollicone, responsabile culturale in commissione di FdI aveva dato l’allarme non molto tempo fa. “Tre miliardi su 196 del Recovery fund sulla cultura? Il governo dimentica completamente, nella bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la cultura e l’importanza che ha per l’Italia. Solo briciole. Gìà, Gualtieri che fa? E Franceschini non dice nulla?

E’ urgente invece riconsiderare il Recovery Fund per rimettere in moto un circolo virtuoso. Calcolando che la pandemia ha causato una perdita di un milione e mezzo di posti di lavoro nel settore culturale. Dobbiamo intervenire al più presto. “Rafforzare in tempi brevi l’insegnamento della lingua online è un modo per colmare un vuoto e prepararsi a una ripresa domani. Eppure, nulla di tutto questo si intravede in un piano che considera la lingua italiana, svincolata dall fruizione della cultura in senso ampio. È un errore che dimostra come si abbia scarsa o nessuna comprensione di come l’Italia sia percepita nel mondo. L’appello finale: “Il Recovery dovrebbe sostenere la creazione di piattaforme digitali di didattica e offerta culturale a distanza. Oggi il settore più qualificato e meglio adattato a tale immediata sperimentazione è certamente la lingua”. Sempre che- aggiungiamo noi- siano capaci a scriverlo.

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