Napoli, il prefetto al Comune: «Via i murales dei baby-rapinatori». Ma De Magistris fa l’indiano

venerdì 22 Gennaio 20:05 - di Niccolò Silvestri
De Magistris

Succede a Napoli, ma non accadrebbe in nessun’altra parte. Men che mai in quei posti in odore di camorra, dove il solo tanfo dei clan basta e avanza per bollare come «contigue», «infiltrate» o «condizionate» intere amministrazioni comunali. A Napoli no. Sarà che è una metropoli o che ha per sindaco un ex-pm d’assalto come Luigi De Magistris. Fatto sta che lì la camorra può celebrare i propri morti con altarini e murales allestiti tra i vicoli del centro storico della città. Il tutto nella più assoluta indifferenza di sindaco e giunta. Ma non del prefetto Valentini, che intervistato dal Mattino ha usato espressioni particolarmente severe, di certo adeguate alla gravità della situazione. Queste: «C’è il rischio che si alimenti un disvalore, che si promuova uno stile di vita meritevole di celebrazione».

Lettera aperta del Mattino a Lamorgese

Certo, c’è la compassione per quei morti, spesso giovanissimi, a loro volta vittime di modelli sbagliati. Ma è proprio per questo che la risposta istituzionale dev’essere rapida, inequivocabile, efficace. L’esatto contrario di De Magistris, la cui reazione è consistita in un moto di stizza per l’intervista del prefetto. Per molto meno altri sindaci sono stati sollevati dall‘incarico, spesso con il fardello di imputazione di reati di tipo mafioso. Il sindaco di Napoli può invece permettersi di sfanculare chi denuncia questi episodi (il Mattino ha scritto al ministro Lamorgese) e persino il prefetto che glieli ha fatti garbatamente (forse troppo) notare. Prova ne sia che tabernacoli, altarini e poster stanno ancora in bella vista a far capire a chi da lì passa chi lì davvero comanda.

De Magistris non può restare inerte

Chi abita nel reticolo di quei vicoli non ha visto in questi giorni neppure un vigile o una qualsiasi presenza che suonasse di conforto a chi crede nella legge e di monito a chi la viola. Niente. Del tutto sordo De Magistris anche ai richiami della rete anti-camorra e delle associazioni dei parenti delle vittime. Il problema non è solo d’immagine, ma di sostanza. Sul tema decisivo del contrasto alla camorra non si possono registrare slabbrature istituzionali. Tanto più se il sindaco è un ex-pm che da sempre sventola il vessillo della legalità. E che se fosse ancora magistrato – ne siamo certi – non esiterebbe a far passare un brutto quarto d’ora a un sindaco che restasse inerte come lui. Su un tema così si sta con lo Stato (il prefetto). Ogni altro comportamento rischia di trasformarsi in un messaggio devastante. Anzi, in un inno all’illegalità.

 

 

 

 

 

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