Napoli, continua la telenovela sui murales di camorra. De Magistris vuol cancellarne uno solo

lunedì 25 Gennaio 12:22 - di Niccolò Silvestri
De Magistris

Ad un sindaco del centrodestra non consentirebbero di prendersela tanto comoda. Ma trattandosi di Luigi De Magistris, uno dei tre pm (con Ingroia e Di Pietro) protagonisti della fallimentare “rivoluzione arancione“, la legalità può attendere. Sì, proprio quella legalità che il primo cittadino di Napoli ha usato come una clava contro i suoi avversari. E come tanti della sua risma, ora che tocca dimostrarla coi fatti, sta in silenzio, prende tempo, e manda altri. Quel che gli si chiede è liberare alcune strade di Napoli da altarini, tabernacoli e murales celebrativi di morti di camorra o di baby-rapinatori. È territorio sottratto allo Stato dall’anti-Stato in nome della pietà per giovani traviati uccisi in conflitti a fuoco con i tutori dell’ordine.

De Magistris ignora l’ordine del Viminale

La compassione non è in discussione, ma da qui a farne degli eroi ce ne passa. La battaglia per la rimozione la conduce il Mattino, ha visto l’intervento del prefetto Valentini e, infine, del ministro Lamorgese. Tutti a dire che quello sconcio travestito da pietà va rimosso per evitare di veicolare massaggi sbagliati, anzi devastanti. Bene, De Magistris ha ignorato l’appello del giornale, si è offeso per l’invito del prefetto e temporeggia ad eseguire l’ordine del Viminale. La sua giunta si muove con molta circospezione, avanzando distinguo e trincerandosi dietro barocchismi burocratici. Per molto meno altri Comuni hanno subito l’infamante marchio del condizionamento mafioso.

Uno schiaffo allo Stato: la Lamorgese reagisca

Certo, è difficile fare lo stesso con Napoli. Ma neanche è tollerabile che i suoi assessori spacchino il capello in quattro affidandosi ai regolamenti comunali laddove occorrerebbe la ruspa. E ora siamo in pieno teatro dell’assurdo con la pretesa di cancellare solo uno dei due murales contestati: quello realizzato dalla famiglia in odore di camorra. L’altro, invece, verrebbe delocalizzazione altrove. Non è un brutto film. È storia di ordinaria illegalità che si respira nella Napoli dell’era De Magistris, il sindaco che aveva promesso di spazzarla via. C’è solo da chiedersi che cos’altro aspetta il ministro per dargli il benservito.

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