L’appello del cantante Shalpy, rovinato dal Covid: “Cerco lavoro, anche come cameriere”

sabato 16 Gennaio 15:41 - di Carlo Marini
Shalpy

«In questo momento mi trovo in una situazione di estrema indigenza, come il 90% della gente che fa questo mestiere. Faccio parte di una fetta di persone che non sono calcolate dallo Stato…». Così a Rolling Stone, il cantante Shalpy. Uno dei tanti italiani rovinati dal Covid (e dai Dpcm).

Quando il nome d’arte era ancora Scialpi, ha inciso canzoni rimaste nella storia degli anni ’80. Da Rocking Rolling a No East No West fino a Pregherei e Cigarettes and Coffee. Quest’ultima interpretata anche da Tiziano Ferro e da Mina.

Shalpy rovinato dal Covid

In queste ore Shalpy ha lanciato un disperato appello, raccolto dalla rivista Rolling Stone.«Ho investito gli ultimi soldi che avevo in un singolo che frutterà poche centinaia di euro. Ho 58 anni e sono nelle condizioni di un esordiente». Il budget? «L’ho investito quasi tutto per Let It Snow. Mi trovo nello stesso stato di una persona che ha perso il lavoro da tempo. I soldi di Let It Snow mi arriveranno fra cinque mesi. Forse guadagnerò qualche centinaio di euro, ma i download, come sai, pagano pochissimo».

Da qui l’appello per trovare un lavoro, una maniera “per sbarcare il lunario”.  «Sarei anche disposto a fare il cameriere o qualsiasi altra cosa mi venisse proposta. Io sono molte cose, posso affrontare tanti ambiti lavorativi. Sto portando alla ribalta la mia storia, ma non sono il solo. E mi dispiace leggere i commenti dei leoni da tastiera che mi lasciano messaggi gratuiti. Io sto facendo un appello».

L’appello di Shalpy (al secolo Giovanni Scialpi) arriva pochi giorni dopo la tragica morte di un noto jazzista, Adriano Urso, morto d’infarto a 40 anni, mentre consegnava i pasti come rider in un palazzo della periferia romana. Ma anche Kimen Farias, musicista argentino caduto in disgrazia in questo periodo di Covid. Da X Factor, dove si esibiva con il gruppo dei Farias, insieme ai fratelli, è finito in una capanna nella riserva dell’Insugherata. Punta dell’iceberg di una condizione drammatica per molti artisti noti e meno noti.

 

 

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