“La vita quotidiana ai tempi del coronavirus”: per rileggere un anno di pandemia tra diario e poesia

martedì 26 Gennaio 15:36 - di Ginevra Sorrentino
La vita quotidiana ai tempi del coronavirus

Tra le pagine del coronavirus. Di un anno di pandemia, rilette con il filtro dell’impostazione diaristica che fa capo alla grammatica dei sentimenti e della poesia. Ma anche, ovviamente, della cronaca e della storia. E allora: «Si può fare storia a partire da un diario?». È questo l’arduo interrogativo a cui lo scrittore e giornalista napoletano, Giuseppe Del Ninno, tenta di dare una risposta, inserendosi nel solco di illustri precedenti che, lo diciamo subito, consentono di rispondere affermativamente all’ambizioso quesito. Una sfida narrativa che l’autore con la sua ultima fatica letteraria, “La vita quotidiana ai tempi del coronavirus” (edizioni Solfanelli), dimostra di accettare e vincere tra cronaca e poesia. Momenti di riflessione sociologica e narrazione quotidiana, ricostruendo attraverso la descrizione di piccoli momenti e profonde annotazioni, gli ultimi 12 mesi di vita vissuti nel segno della pandemia.

Tra le pagine del coronavirus in un anno di riflessioni e ricordi

Riscoprire e conservare questa memoria, indagando le ragioni profonde del periodo drammatico che stiamo vivendo, è per l’autore una necessità profonda: non solo letteraria. Del resto per Del Ninno, commentatore lucido e appassionato del nostro quotidiano e delle sue implicazioni con la politica, lo sport, la cronaca dei nostri giorni, commentare quanto accade in tempo reale è una priorità espletata quotidianamente. Grazie alle collaborazioni giornalistiche, come attraverso l’analisi, ora narrativa, ora storica e legata all’attualità, raccolta in libri e saggi. E perché no? Anche in volumi di poesie. E allora, proprio la sottile interrelazione tra questi universi espressivi e la loro acuta declinazione al quotidiano, fanno de “La vita quotidiana ai tempi del coronavirus” una lettura agile e appassionante. Una cronistoria che segna i momenti cruciali, vissuti in prima persona dall’autore, e condivisi da un’intera comunità – a partire da quella familiare dell’autore – utile per ricordare. Capire. Metabolizzare.

Ricordi e riflessioni su politica e religione, famiglia e scuola, lo sport e l’amore

E allora, come sottolinea l’autore stesso nella premessa al “suo” diario, nel racconto “ si troverà di tutto: sensazioni pubbliche e pubbliche indignazioni. Gusti e disgusti per questo o quel libro. Questa o quella serie tv. Questo o quel protagonista delle cronache”. E ancora: «Ci saranno pensierini sulla politica e sulla religione. La famiglia e la scuola. Lo sport e l’amore. I giovani e i vecchi. Le piante, gli animali e le stagioni. Ci sarà persino un accenno alla poesia, e qua e là faranno capolino le speranze e i timori – pubblici e privati – per il dopo» Ma questa, come sottolinea lo stesso autore, «è già un’altra storia»… Per tutto quanto premesso, allora, sfogliando il racconto – snello e pregno di suggestioni al tempo stesso – ritroveremo, tra tuffi nel passato dell’autore. Incursioni nel suo privato – scandagliato con successo nel volume “La vita quotidiana a Napoli negli anni 50. Memorandum con lapis rosso e blu”, di cui in qualche modo quest’ultimo diario rappresenta un’ideale prosecuzione – anche slanci in un futuro prossimo: inevitabilmente condizionati al presente che stiamo vivendo.

Tutto filtrato dalla lente deformante del virus…

Case, incontri, ricordi filtrati dalla lente deformante del virus che ha paralizzato le nostre vite. Testimonianze dirette e indirette proposte nel segno di una riflessione profonda sugli effetti, drammatici e molto spesso ahinoi sconvolgenti, che gli eventi degli ultimi 12 mesi hanno avuto sulla vita delle singole persone e delle nostre comunità. A partire dalle realtà familiari di ciascuno di noi. Insomma, tutto ciò che racconta meglio la nostra identità. L’essere cittadini del nostro tempo. Quello che ci rende tali e  contribuisce al nostro appartenere a un luogo e a un’idea. Incastonato in una molteplicità di elementi che spesso, nella fretta quotidiana, ci sfuggono. Segni, paesaggi, spazi privati, città, monumenti, memorie. Un magma indistinto sovente difficile da cogliere, decodificare e definire. Ma che Del Ninno, nel suo “diario” prova a sondare perché, per concludere proprio con le sue parole in premessa, «fin dai banchi del liceo mi hanno insegnato che se vuoi essere universale, devi parlare delle cose che conosci bene. E quindi, del tuo “particolare”. Spero di esserci riuscito “appoggiandomi” alle drammatiche circostanze che sono all’origine di queste pagine».

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