La sfida di Renzi al premier: «Ti aspetto al Senato, vieni a prenderti i voti di Lady Mastella»

martedì 5 Gennaio 13:41 - di Francesca De Ambra
Renzi

Fosse una questione tra Stati, li definirebbero incidenti di confine. Trattandosi più modestamente di una delle tante crisi politiche italiane, meglio s’attaglia in termine punzecchiatura. Identico, tuttavia, l’obiettivo: scatenare la guerra. Matteo Renzi non ne fa più mistero. L’unica incertezza riguarda la sorte di Conte: ne vuole anche la testa o solo la resa? Nel primo caso, la legislatura può anche avvitarsi fino a concludersi anticipatamente. Nel secondo, si potrebbe arrivare anche al Conte-ter ma su uno spartito ben più renziano. In ogni caso, assicura il leader di Italia Viva nella consueta e-news, con il premier il problema è solo «politico» e non anche «personale».

Conte bersaglio della e-news di Renzi

Più passano i giorni, più appare chiaro che  l’intento è quello di stanare Conte. C’era riuscito, Renzi, a fine anno quando, nel corso della tradizionale conferenza stampa, al premier era scappato di dire che avrebbe parlamentarizzato la crisi. «Così ti giochi la possibilità del reincarico», aveva avvertito rintuzzato il senatore di Rignano. Con successo, visto che Conte non ne ha più parlato. Ma è da lì che Renzi vuole ripartire. «Il premier ha detto che verrà in Parlamento in modo trasparente. Lo aspettiamo in Senato. E se i responsabili di Lady Mastella sosterranno questo governo al posto nostro noi non grideremo allo scandalo ma rispetteremo la democrazia parlamentare».

«Il rimpastone non serve»

Un vero guanto di sfida. «Chi dice che tutto questo baccano ha per obiettivo le poltrone deve farsi vedere da uno bravo», insiste Renzi. Per poi lanciarsi all’attacco alle «veline di palazzo» che riempiono i «giornali di totoministri». «Chiacchiere buone solo per far passare il messaggio che si risolve tutto con un rimpastone», le bolla lui. Il messaggio a Conte è fin troppo chiaro: la soluzione della crisi non sarà una passeggiata. Tanto più che Renzi non fa mistero di scaraventare il Mes nella trattativa. La conferma lui stesso lamentando i ritardi sui vaccini determinati anche dalla scarsità dei fondi. «Se servono più risorse – scrive Renzi -, c’è il Mes. E se avessimo preso il Mes sei mesi fa oggi avremmo più vaccinati. Semplice, no?»

 

 

 

 

 

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