La seconda ondata del coronavirus sette volte meno letale della prima: i dati del rapporto Altems

martedì 12 Gennaio 12:47 - di Redazione

La seconda ondata del coronavirus è stata meno letale della prima. Lo evidenzia l’Instant Report Covid-19 dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica di Roma. Ma nella seconda ondata i contagi risultano otto volte più diffusi.

I dati sulla letalità

Ecco cosa sottolinea il rapporto. “La letalità media apparente (settimanale) della prima ondata è stata del 14,9%, quella della seconda ondata dell’1,9% (7 volte inferiore); il picco di letalità media apparente (settimanale) si è raggiunto nella 15.esima settimana ed è stata pari al 22,6%. Nella seconda ondata il picco del 3,9% è stato raggiunto nella 14.esima settimana”, sottolinea il documento. Per quanto riguarda la prima ondata (dal 24 febbraio all’11 giugno) si sono infettate 236.134 persone. Nella seconda ondata (dal 14 settembre al 31 dicembre) il numero di contagiati è stato pari a 1.822.84

I ricoveri nelle terapie intensive

Per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva “rispetto al totale dei ricoverati sono stati pari al 10,6% nella prima ondata e 9,3% nella seconda anche se con andamenti diversi – osservano gli esperti Altems – Nella prima ondata il picco in questo rapporto è stato pari al 23,3% e si è raggiunto al secondo giorno (con pochi casi naturalmente) ed è poi decresciuto costantemente arrivando al valore minimo del 5,4% al giorno 109. Il picco nella seconda ondata è stato pari al 10,4% ed è stato raggiunto l’84.esimo giorno ma, diversamente dalla prima ondata, si è stabilizzato con una media del 10% dei pazienti ospedalizzati che risultano ricoverati in terapia intensiva”.

“Il rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva e il numero dei positivi ha raggiunto il suo massimo pari all’11,8% al dodicesimo giorno ed è poi decresciuto raggiungendo il minimo al giorno 109 con un rapporto pari all’1%; nella seconda ondata l’andamento è stato più stabile costantemente intorno allo 0,5% dei positivi”, sottolinea il documento.

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