“La prossima volta fate parlare Xi Jinping”… Conte imbarazzante sulla Cina

martedì 19 Gennaio 9:12 - di Gabriele Alberti
Conte Cina

Il passaggio sulla Cina fatto da Giuseppe Conte grida vendetta. Nella pochezza di un discorso scontato e di un “aiutatemi” indecoroso, spunta la frase che Daniele Capezzone sulla Verità stigmatizza: c’è “la sensazione anomala di un premier italiano equidistante, anzi «equivicino» tra Occidente e Cina, tra Washington e Pechino, come se si trattasse di opzioni geopolitiche (e morali) equivalenti e tra loro perfino intercambiabili.”

Ecco la frase esatta pronunciata da Conte: «Quale autorevole membro abbiamo la possibilità di offrire anche un importante contributo a un’utile azione di raccordo fra i principali attori internazionali, a partire naturalmente dagli Stati Uniti; nostro principale alleato e fondamentale partner strategico;  e dalla Cina, il cui innegabile rilievo sul piano globale ed economico va associato a rapporti coerenti con un chiaro ancoraggio al nostro sistema di valori e principi».

Conte imbarazzante sulla Cina

Imbarazzante. Sarà Vittorio Sgarbi a concludere in modo ruvido ma efficace il suo intervento. “Conte si dimetta e vada in Cina“. Mentre da FdI la reazione è tutta un programma:  “La prossima volta fate parlare direttamente Xi Jinping...”. Questo il post di commento di Daniela Santanché.  E non basta che nella replica a Montecitorio Conte, abbia rimarcato una «lunga e calorosa telefonata con Joe Biden», sottolinea Capezzone. Perché il riferimento a  Pechino è totalmente inopportuno.  “In questi giorni, la Cina sta letteralmente testando la debolezza occidentale nel dopo Trump; o comunque in questa delicata fase di passaggio – scrive il vicedirettore della Verità- . Stretta repressiva a Hong Kong, minacce a Taiwan, e pesantissime ironie sugli Usa.

Il  Telegraph di Londra, nota Capezzone – si è divertito “a fare un parallelo tra i manifestanti di Washington e gli attivisti democratici a Hong Kong”. Hanno usato il ban sui social network contro Donald Trump per giustificare la sistematica repressione che Pechino fa delle libertà. “In modo canzonatorio, la propaganda del regime di Pechino ha parlato dei disordini di Capitol Hill come della «primavera di Washington», e ha ironizzato sulle imponenti misure di sicurezza per il prossimo giuramento di Joe Biden chiedendosi se l’America abbia paura della sua gente. Provocazioni belle e buone…,”

“Fascinazione” per la Cina

E nonostante tutto la Cina si è pure guadagnato l’applauso piuttosto plateale del premier Conte. Che dire? Capezzone dà due spiegazioni: una, che poco è stato fatto dall’Italia a favore di Pechino in base ai controversi accordi sulla Via della seta: e che dunque Conte abbia voluto quasi scusarsi.  “La seconda spiegazione – scrive Capezzone- , ha a che fare con la vera o presunta rete pro Conte che sta emergendo anche durante questa crisi: variamente caratterizzata da un atteggiamento assolutamente sinofilo: diplomazia vaticana, ambienti dalemiani, per non dire di tutti quelli che si agitarono molto per favorire” gli accordi della Via della Seta, nel 2019.

Conte, tutti gli indizi portano in Cina

Ecco, che nemmeno la pandemia cinese abbia ridimensionato questa fascinazione, è troppo. Del resto il governo giallorosso è stato imbarazzante anche in altre occasioni . “Si ricorderà lo sforzo politico e mediatico di troppi, qui in Italia, per magnificare come il regime abbia «sconfitto» il contagio a Wuhan”. Ancora: “Per non parlare dell’enfasi con cui i nostri media descrissero la Cina come la “nostra salvatrice” mentre  ci inviava medici e mascherine. Il giudizio è di biasimo: “Incredibile ma vero: ci siamo fatti trattare in questo modo. Prima infettati, e poi usati come teatro per le esibizioni mediatiche di un regime”.

Santanchè: “La prossima volta fate parlare Xi Jinping...”

Per non parlare dei nostri politici compiacenti che a inizio pandemia – da Sala a Zingaretti – si sbracciavano per abbracciare un cinese. Quindi,  la sortita di ieri di Conte ieri in Aula.  Lo sbilanciamento delle politiche italiane verso Pechino sarebbe disdicevole. “Con vasti settori politici e istituzionali (e un solido asse Vaticano-Roma) purtroppo più orientati verso Pechino che verso Washington”. Che spiegazioni darà a Washington “Giuseppi” non si sa. “Visto che tutto l’establishment Usa considera Pechino un rivale strategico, democratici compresi, e incluse testate televisive e giornalistiche (dalla Cnn al Washington Post, passando per il New York Times)”. Conte pessimo.

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