La mascherina di Salvini è sempre un caso: ora per Trump ora per Borsellino. Sinistra intollerante e ridicola

venerdì 8 Gennaio 21:02 - di Chiara Volpi
Mascherina Salvini con Borsellino

Il leader della Lega Matteo Salvini è arrivato in via D’Amelio, a Palermo, nel luogo della strage in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino con cinque agenti della scorta, indossando una mascherina che ritrae il magistrato e una frase che disse prima di morire. E che recita: «La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale. Dell’indifferenza. Della contiguità, e quindi della complicità». Ma niente trattiene gli avversari e i detrattori. E giù con gli insulti. Col Pd che tuona: «Avido di palcoscenico». E il M5s: «Offende un simbolo»

Salvini in via D’Amelio con la mascherina di Borsellino: scatta l’insulto

«Me l’ha regalata l’assessore Alberto Samonà. E per questo lo ringrazio», dice alla cronista incrociata per strada che glielo chiede. Ma, poteva mai finire lì? Figuriamoci… E infatti, quella mascherina. Quella foto e quella frase sulla mascherina. E, forse soprattutto, l’uomo che la indossa, con rispetto e altrettanta disinvoltura, non possono passare inosservati. E giù con strumentalizzazioni. Polemiche. Caccia all’untore. Post e tweet. Persino le agenzie di stampa riprendono “il caso”. già, perché è montato davvero un caso in queste ore sulla vicenda. E non per lo scandalo di governo che ha cominciato a farne scorta fino a farle sparire dal mercato quando ancora non era stato annunciato il lockdown del marzo scorso. Pronto a fare scrupolosamente incetta anche di guanti, gel, medicine, camici, bombole d’ossigeno e defibrillatori da parte di Palazzo Chigi già a febbraio.

Tutti zitti però quando al centro di ben altri scandali sulle mascherine c’era il governo

Non per lo scandalo che ha travolto esecutivo e governo su quei dispositivi di protezione indispensabili, per i quali il super commissario straordinario Domenico Arcuri arrivato al limite delle dimissioni appena incaricato per quei 72 milioni fatti guadagnare a due intermediari, e finiti al centro di un’inchiesta della Procura di Roma sulle maxi provvigioni per le mascherine, subito diventate introvabili. Non per la furia dei farmacisti di mezza Italia alle prese con richieste di mercato impossibili da soddisfare per molto tempo. E nemmeno per la bufera che ha travolto Zingaretti in veste di governatore del Lazio, che ha taciuto a lungo su quelle mascherine desapareside e pagate a caro prezzo dalla Regione Lazio in virtù della loro urgenza. Ma arrivate dopo lunga e penosa malattia, dopo “appena” un mese di attesa e in dosi ridotte. Oltretutto, ordinate seguendo procedure di acquisito finite al centro di un’altra inchiesta mirata a fare luce sulla vicenda. A cominciare dal settore di business della società aggiudicataria dell’appalto, la Ecotech Srl, che non si occupa di presidi sanitari, ma della commercializzazione di lampadine. Società alla quale la Regione anticipò subito ben 11 milioni di euro, su un totale di 35.

«Polemizzare su questo, francamente qualifica soltanto chi lo fa»

No, nulla di tutto questo. La pietra dello scandalo è (come al solito) Matteo Salvini. Che ne indossa una con Borsellino e la sua celebre frase. Così come, in altri frangenti, sempre il leader della Lega, è stato al centro di una campagna denigratoria per averne mostrata una con su l’immagine di Trump. Per non parlare di quando e quanto è stato al centro di attacchi concentrici per non averla portata affatto. In mezzo alla gente. In Aula. Al aare, o chissà dove altro ancora. Perché il nocciolo della questione, non è la mascherina, ma azionare la macchina del fango su chi la porta. E allora, ben venga l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà (Lega) che, nel replicare ai commenti di esponenti grillini e altri, ha opportunamente sottolineato: «Sono felice di avere regalato oggi a Matteo Salvini una mascherina che ritrae Paolo Borsellino e riporta una sua bellissima frase sull’impegno contro la mafia. E sono felice che l’abbia indossata per rendergli omaggio, deponendo un mazzo di fiori in via D’Amelio. Polemizzare su questo, francamente qualifica soltanto chi lo fa»...

 

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