La grande stampa lo demonizza ma Trump non è pazzo ed è stato il presidente più “pacifista” di tutti

martedì 12 Gennaio 16:37 - di Fabio Silvestri

Il deficit di democrazia che sta investendo tutti i paesi  occidentali, è da molti attribuito alla situazione sanitaria mondiale, tuttavia credo che gli ultimi eventi, siano da confinare in una lotta politica sempre più aspra, e difficilmente ascrivibile a questioni emergenziali. In Italia, ad esempio, la magistratura continua il suo corso contro Salvini per la questione immigrazione, ovviamente senza nessun coivolgimento del primo governo Conte, ma non intende verificare nulla circa eventuali anomalie e ritardi in bandi di gara e contratti quantomeno discutibili.

Negli Stati Uniti, la rivolta di una parte politica viene immediatamente strumentalizzata per definire, l’ipotetico ispiratore, quale pericoloso criminale passibile di impeachement e già censurato da tutti i social ovviamente schierati politicamente. E’ chiaro che il nuovo ordine mondiale sia orientato contro il polo conservatore, così come il popolo, in genere è orientato in maniera opposta alle direttive di chi comanda. La manipolazione dell’informazione, il predominio di certa finanza, l’affermazione delle solite lobby, non sono altro che aspetti di un unico disegno. Anche in materia sanitaria, senza voler assolutamente negare l’esistenza del covid, pare ovvio che la gestione del problema sia stata del tutto inefficace a livello mondiale, si è quasi convinti, o almeno lo sono personalmente, che questa pandemia sia servita quale prova generale per qualcosa che ancora non immaginiamo. L’assoluta fermezza con la quale i potenti del mondo, continuano a trattare chiunque non sia organico al disegno generale, non lascia presagire nulla di buono.

Tornando agli accadimenti di oltreoceano, bisogna fidarsi di quanto ci dicono, vale a dire nessun broglio è stato registrato, di conseguenza dobbiamo anche credere che Trump sia un visionario pazzo che non accetta la sconfitta, tuttavia se analizziamo i quattro anni di presidenza, dobbiamo riconoscere che è stato l’unico presidente a non aver belligerato in giro per il mondo, che gli Stati Uniti dai tempi di Reagan non raggiungevano simili risultati in materia economica, e che se proprio gli si deve fare un appunto, è assolutamente certo che la sua comunicazione è stata deficitaria rendendolo forse inviso ai più.

In Italia? Meglio glissare, dovremmo per l’ennesima volta parlare di un governo inefficiente e incapace, di una classe politica forse tra le peggiori dal dopoguerra, di un’ignoranza largamente diffusa che impedisce al paese di provare a rialzarsi, ma quello che più sorprende ed  amareggia, è il silenzio del Quirinale.

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