I “costruttori” scarseggiano. E il Pd tenta di nascondersi dietro l’Europa e Mattarella

sabato 16 Gennaio 20:10 - di Valerio Falerni
Mattarella

Tira una brutta aria sul Palazzo. Gira voce che Conte si dimetta prima del voto, così come chiesto da Italia Viva. E questo costringe i protagonisti di questa pazza crisi ad appigliarsi un po’ a tutto (e a tutti) nel tentativo di nascondere quel che gli italiani hanno già capito da tempo, e cioè che l’Italia è in mano a una banda di peracottari. Ieri cantavano vittoria e oggi cercano rifugio dietro la giacca di Mattarella o dietro il paravento della Commissione Ue. I vescovi e il Papa li han tirati in ballo nei giorni precedenti, ma mai dire mai. Nel giorno in cui l’Udc si chiama fuori dall'”operazione costruttori e Mastella vi cancella le proprie impronte digitali, nel Pd chiama il consueto schema dei barbari alle porte. Questa volta sotto forma di attacco al Quirinale.

Borghi su Mattarella: «Non è imparziale»

Nessuna “bomba” contro il capo dello Stato, ci mancherebbe. Solo una piccola botta a muro – una fetecchia, direbbe  Totò – a firma del leghista Claudio Borghi, uno dei tanti che rinuncerebbe a tutto, tranne che ad una provocazione. Soprattutto se lanciata nel momento sbagliato. E così, in un’intervista a iNews24.it, ha detto papale papale di dubitare dell’imparzialità di Mattarella. E tanto è bastato perché a sinistra squillassero le trombe. «Non si sentiva davvero il bisogno dell’attacco della Lega al Quirinale», fa sapere Andrea Romano. Che senza sprezzo del ridicolo arriva a sostenere che «è da irresponsabili e da anti-italiani mettere in discussione l’equilibrio e l’imparzialità del presidente Mattarella come fa la Lega».

Gentiloni ci prova: «La Ue vuole interlocutori stabili»

Purtroppo per lui, le parole di Borghi non si rivelano sufficienti a corroborare la tesi della “pericolosità” della destra. Tanto più che nelle stesse ore Giorgio Mulè fa sapere che per la soluzione della crisi Forza Italia si affida alla «saggezza del presidente Mattarella». Altro giro, altra corsa. Esce il Quirinale, arriva l’Europa. In ballo ci sono i  209 miliardi del Recovery Fund, e la sinistra ha paura che Renzi riesca a sfilarglieli da sotto il naso. Perciò manda avanti Paolo Gentiloni, commissario a Bruxelles. Il copione prevede che dica che «la Commissione Ue si augura sempre di avere interlocutori stabili e impegnati nelle comuni sfide europeiste». E lui lo fa. Certo, meglio avrebbe fatto a dirlo a Conte, oggi più instabile che mai. Ma questo sul copione non c’era scritto.

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