E ora nel Pd monta la rabbia: «Conte vuole il “muoia Sansone con tutti i filistei”, inaccettabile»

domenica 24 Gennaio 11:25 - di Carlo Marini
Conte Sansone

Conte come Sansone? No, grazie. In queste ore, autorevoli esponenti del Pd (ma anche del M5s) sono in pressing su Giuseppe Conte “per farlo salire al Colle e giocarsela con un possibile nuovo mandato da Mattarella”. Il retroscena del Corriere parla chiaro. L’avvocato del popolo non ha più i numeri, il voto in settimana dell’aula del Senato sulla relazione Bonafede sarà la sua pietra tombale. Prima che sia tropppo tardi, gli hanno consigliato di provare subito con un Conte-ter.

Al Senato su Bonafede il governo non ha i numeri

Ma l’ìpotesi che “Giuseppi” si dimetta prima di mercoledì o giovedì, quando ci saranno le comunicazioni con votazione del ministro Bonafede sul bilancio della giustizia è impraticabile. «Non ne ho alcuna intenzione», continua a rispondere a chi gli suggerisce che la mossa potrebbe rafforzare invece che indebolire la formazione di un suo terzo governo.

Eppure, il rischio di non ottenere nemmeno una maggioranza relativa e andare addirittura in minoranza sarebbe l’inizio della fine. “Almeno per il colpo che ne riceverebbe proprio la sua figura e il consenso di cui gode”. Una quota del Pd non è d’accordo con questa strategia di Conte, non fa mistero che il rischio è quello di un «muoia Sansone con tutti i filistei». C’è chi gli continua a suggerire di riaprire alle richieste di Italia Viva, chi gli chiede di formalizzare una crisi prima di una possibile caduta dirompente in Parlamento, ma finora Conte è convinto di poter uscire dall’angolo.

Conte come Sansone? Renzi resta in agguato

Il premier punta ad accontentare i responsabili con nuove poltrone. Il decreto che allargherebbe i posti nell’esecutivo, permettendo di creare e spacchettare ministeri e posti da sottosegretario sino ad arrivare ad almeno sei nuove caselle. L’ex fedelissima di Berlusconi, Maria Rosaria Rossi è andata a Palazzo Chigi nei giorni scorsi. E una delle sei caselle sarebbe appunto per lei.

Tuttavia, secondo fonti vicine a Matteo Renzi, i numeri non basteranno in Senato sulla relazione sulla Giustizia del ministro Bonafede. I gruppi parlamentari di Italia viva si riuniranno solo il giorno prima per decidere come votare: il no secco è però scontato. Renzi, che non rientrerà a Roma fino a martedì, è fermamente convinto che sul nodo Giustizia il governo non avrà i numeri. La soluzione estrema per evitare le elezioni è sostituire l’avvocato del popolo. Allargare la maggioranza con l’aiuto di un’altra figura di capo del governo, entro il perimetro dell’attuale maggioranza, o anche facendo spazio a figure istituzionali. A quel punto, i renziani tornerebbero in maggioranza.

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