Di Maio, il ricatto ai danni del Paese: se cade il governo niente vaccini e niente Recovery

domenica 24 Gennaio 16:51 - di Adele Sirocchi
Di Maio governo

Luigi Di Maio, come al solito, sul governo non usa un linguaggio veritiero, ma fa ricorso alla propaganda. Ospite di Lucia Annunziata a “mezz’ora in più” su Rai3 ha difeso la linea irrazionale del “dopo Conte il diluvio” o meglio “senza Conte il diluvio”. Una linea che tra l’altro mezzo partito non è più disposto a seguire. Si faccia il Conte ter, dicono in tanti, e si torni a dialogare con Matteo Renzi.

Di Maio: per il governo soluzione entro 48 ore o si vota

Di Maio evoca il voto come se fosse l’apocalisse alle porte. “Io credo che il voto in questo momento metta a dura prova cittadini e imprese”. E ancora: “Dobbiamo trovare una soluzione entro 48 ore, se delle forze politiche si vogliono avvicinare ben venga, altrimenti si scivola verso il voto”. Quello sulla relazione di Bonafede, avverte, “è un voto sul governo”.

Di Maio: se cade il governo Conte perdiamo il Recovery

Fino a metter in campo una sorta di ricatto: “Se tra 10 giorni inizia la campagna per le politiche, è sicuro che non avremo più un governo con i poteri per muovere i ricorsi contro le case farmaceutiche e perdiamo il Recovery“.

La paralisi del governo attuale mette a rischio i rapporti con l’Ue

Solo questo governo, secondo lui, è capace di gestire la pandemia e il piano vaccini. Cose che ha dimostrato al contrario di non saper fare. Anzi dimostrando molta improvvisazione e scarsa lungimiranza. Non solo, è proprio la permanenza di questo governo di incapaci a mettere a rischio i rapporti con l’Ue. Conte, tutto preso com’è a raggranellare parlamentari disposti a farlo sopravvivere, ha del tutto dimenticato i doveri verso Bruxelles.

“La commissione Ue – scrive Il Giornale – teme che il governo non sia in grado di gestire in modo efficace i fondi europei, che arriveranno in parte da giugno. Prima il governo dovrà presentare progetti compatibili con le linee guida varate dalla stessa commissione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza varato il 12 gennaio, dettato più dalla crisi di governo incombente che dalle indicazioni europee, rischia di non andare bene. A rischio anche la compatibilità con il regolamento Ue che esclude finanziamenti alla spesa corrente. Con l’attenzione di premier e ministri concentrata sugli equilibri politici, non sono state nemmeno abbozzate le riforme che dovranno necessariamente accompagnare il piano. Giustizia, pubblica amministrazione sono le priorità”. Priorità che il governo ha del tutto dimenticato e messo nel cassetto.

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