Crosetto: «Dalla crisi non se ne esce, si faccia una Bicamerale che approvi riforme e Recovery plan»

giovedì 28 Gennaio 8:40 - di Redazione

Non  so come andrà a finire questa crisi. Difficilmente finirà con le elezioni anticipate, perché solo Giorgia Meloni le vuole veramente”.  Parola di Guido Crosetto, intervistato da Repubblica,  che, di fronte alle ipotesi di un Conte ter o a qualsiasi maggioranza solamente aritmetica,  ha in mente una proposta.

Crosetto propone una Bicamerale per uscire dallo stallo

“Per garantire le riforme e un nuovo testo del Recovery plan ci vuole ben altro”.  Cofondatore di Fratelli d’Italia, ex parlamentare e manager, ha in testa un’idea decisamente originale. Di cui non avrebbe parlato con nessuno. E che farà discutere. Affiancare all’esecutivo  una commissione bicamerale, presieduta dall’attuale minoranza, con il meglio delle forze politiche in campo.

“Le elezioni le vuole solo Giorgia Meloni”

Per  Crosetto  dalla crisi di oggi non se ne esce. “I 5Stelle difficilmente potranno  reggere soluzioni diverse da quelle che portano a Giuseppe Conte. E’ il perno di un equilibrio precario. Se togli lui, tutto il resto crolla. Se dovessi scommettere un euro, lo punterei sul ritorno alla versione precedente. Con Matteo Renzi. Esattamente quella di prima”. Ma così facendo – osserva – può nascere solo una maggioranza aritmetica che non sarebbe politica.  Solo le elezione ne possono dare una,  ma sono un esito quasi impossibile.

Le larghe intese hanno troppi ostacoli

Il voto,  con la giustificazione della pandemia, le vuole solo Fratelli d’Italia e una parte della Lega mentre le larghe intese, con tutti dentro, non le vuole Giorgia Meloni.  “Un governo di quel tipo non riuscirebbe nemmeno a decollare, è impossibile. E sinceramente penso che anche la Presidenza della Repubblica non ne voglia sapere”. Per uscire dal  cul de sac si deve ‘scomporre’ il quadro.   Davanti alle due priorità fondamentali, il Recovery Plan da  presentare a Bruxelles e  il varo delle riforme istituzionali, Crosetto pensa a uno strumento che nessuno ha preso in considerazione.

Come accadde tra Berlusconi e D’Alema…

Un luogo istituzionale, neutrale, dove lavorare mentre fuori continua la contrapposizione politica. “Un po ‘come accadde tra Berlusconi e D’Alema. Un mese o poco più. Per chiudersi in conclave, discutere e approvare tutto”. L’esperienza dalemiana però finì male. “Ma provarci non elimina le distinzioni politiche, non prospetta inciuci. Al contrario è una grande opportunità per affrontare i temi che sono più urgenti. Così facendo, si darebbe anche all’estero l’immagine di un Paese credibile“.

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