Covid, da eroi a bersaglio: un medico su quattro molestato via social. Haters scatenati dai vaccini

mercoledì 13 Gennaio 18:03 - di Redazione
haters

Da eroi a capri espiatori nel giro di pochi mesi, anche sui social media. Mai come in questa seconda ondata della pandemia di Covid-19 gli operatori sanitari hanno subito tante aggressioni e molestie soprattutto online. Da insulti personali, che arrivano a coinvolgere anche i familiari, a vere e proprie minacce di morte o di stupro. E l’arrivo dei vaccini ha amplificato la rabbia degli haters. «In questi ultimi mesi – denunciano i legali di Consulcesi & Partners (C&P) – abbiamo ricevuto numerosissime segnalazioni di medici e operatori sanitari vittime di attacchi sui social. Il fenomeno si è intensificato dopo l’estate. Oltre un medico su quattro confessa di essere stato vittima di almeno un’aggressione sul web. E con l’inizio della vaccinazione la situazione sembra essere ancora peggiorata».

Donne più esposte alla rabbia degli haters

Il fenomeno non è solo italiano. È presente anche negli Usa, come dimostra un recente studio pubblicato sul Journal of American Medical Association Internal Medicine. Anche negli States si è intensificato in primavera per poi raggiungere il picco nel periodo in cui il governo ha chiesto ai medici sostegno nelle campagne di vaccinazione. La causa degli haters (odiatori) fenomeno, secondo i ricercatori, risiede nella polarizzazione di parte della popolazione verso una leadership che svaluta la scienza. Maggiormente esposte le donne. Sia in Italia che negli Usa. Subiscono più attacchi e rischiano di pagarne il prezzo più alto, sia in stress e in carriera.

Più tutele per gli operatori sanitari

Un problema nel problema è la configurazione giuridica del fatto. Insomma, quand’è che l’offesa degli haters diventa reato? La giurisprudenza sui reati via social è relativamente giovane. Un esempio il body shaming, cioè l’offendere qualcuno per l’aspetto fisico. Una condotta non nuova, ma che i social hanno amplificato a dismisura. Lo conferma la campagna di vaccinazione in cui il ministero della Salute ha coinvolto come testimonial medici e infermieri. Le loro immagini su Instagram e Facebook hanno fatto dilagare il fenomeno. «Parliamo di diffamazione, reato – sottolinea C&P – perseguibile a querela della parte offesa». In effetti, occorrerebbero strumenti più efficaci di una querela. Tutelare un professionista nello svolgimento della sua attività significa anche preservarne l’integrità psicofisica. «Oggi – conclude C&P – è più importante che mai».

 

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