Conte-ter, Zingaretti avvisa Renzi: «Il premier non si tocca. Non c’è punto di equilibrio come lui»

lunedì 25 Gennaio 13:56 - di Michele Pezza
Zingaretti

Ore di febbrile attività a Palazzo Chigi e di ancor più intensa attesa. Conte sfoglia la margherita delle dimissioni caricando ogni volta di giustificata paura il percorso che lo separa dal reincarico. Per ottenerlo deve salire al Quirinale prima del voto del Senato sulla relazione di Bonafede sulla giustizia. Dopo potrebbe essere tardi. Ma è proprio in quell’interstizio temporale e procedurale che il premier fiuta il pericolo della possibile trappola. E se Renzi si rimangiasse la parola? Un interrogativo che spiega le parole di Nicola Zingaretti. Al leader del Pd il premier ha infatti strappato una dichiarazione che vale oro. Eccola: «Conte ha preso la fiducia quattro giorni fa. Sfido chiunque a dimostrare che qualcun altro può superare quella soglia».

Bettini propone uno scambio sulla giustizia

Giuseppi o morte, dunque. Tanto per far capire al senatore di Rignano che Zingaretti e compagni sono indisponibili a cambi di cavalli. Sullo sfondo resta aperta la caccia ai senatori travestita da progetto politico con quarti di nobiltà «europeista» e «centrista». Ma è tutta fuffa con cui agghindare eventualmente il Conte-ter, se e quando sarà. Di certo  dopo le dimissioni del Conte-bis. Un’altra strada per ridurre il rischio del temuto voltafaccia renziano la suggerisce Goffredo Bettini, sempre più leader ombra del Pd. E lo fa parlando a figlio perché nuora intenda.

Zingaretti sempre più appiattito su Palazzo Chigi

Al leader di Italia Viva chiede di dare un segnale di ravvedimento in Parlamento. Se vuoi rientrare – ragiona – vota sì a Bonafede. In realtà, è proprio al Guardasigilli che chiede di fare concessioni per consentire a Renzi di segnare un gol e ripristinare il perimetro della maggioranza. Facile a dirsi, ma non a farsi. E tuttavia non impossibile. Tanto più che Zingaretti deve anche guardarsi da un partito in lenta ma costante ebollizione. I vari Bonaccini, Nardella, Gori contestano l’appiattimento del loro partito sul premier. E i sondaggi sul prosciugamento del Pd (-9 per cento) da parte di una sempre meno ipotetica lista Conte danno loro ragione. Giunto a quel punto, obiettano a Zingaretti, che te ne faresti più della tua bella legge elettorale proporzionale?

 

 

 

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