Conte-ter, numeri sempre più in bilico. Vitali fa “marameo” al premier e torna in Forza Italia

giovedì 28 Gennaio 10:37 - di Redazione
Vitali

Aveva partecipato alla prima riunione degli Europeisti e si era speso a portare nel nuovo gruppo altri forzisti. Aveva persino confermato la propria adesione e poi, sul più bello, è tornato dal Cavaliere. È durata pochissime ore la fujutina di Luigi Vitali nel gruppo contiano. Giusto il tempo di illudere il premier che la sua fuoriuscita anticipasse la valanga “azzurra”. Ma ai ripensamenti il senatore non è nuovo. Lo sa bene Giovanni Toti, sotto le cui insegne Vitali era transitato, anche in quel caso per l’espace d’un matin. Un inquieto per vocazione.

Vitali “contiano” solo per poche ore

Avvocato e garantista doc, Vitali è da sempre impegnato sul fronte della giustizia, il tema che insieme alle comunicazioni ha arroventato il clima politico della Seconda Repubblica. Continua a cavalcarlo ancora ora che il fuoco concentrico delle procure su Berlusconi si è diradato. Non stupisce perciò che l’abbia scelto ancora una volta per spiegare la fujutina, addobbandola come un sondaggio delle intenzioni di Conte sul tema. Come ha egli stesso spiegato, con il premier si sarebbe limitato ad «interloquire» circa «l’urgenza e l’importanza di una riforma complessiva della giustizia». Solo in quell’ambito, gli avrebbe dichiarato il proprio appoggio «ad un ritorno allo stato di diritto e di garanzie nel processo».

«Con il premier ho parlato di giustizia»

Al ministro Bonafede saranno fischiate le orecchie quando ha definito «inaccettabile» l’abolizione dei «termini della prescrizione» mentre «i processi hanno una media di durata al di là di tutti gli standard europei». Vitali giura di essersi mosso in perfetta ortodossia forzista. E senza distaccarsi dalle parole d’ordine del centrodestra. Se ha parlato con Conte, spiega, è solo perché Berlusconi ha aperto «ad un governo istituzionale». E solo dopo che Salvini si è detto disponibile a dialogare con chiunque mettesse tra le priorità la «riforma della giustizia e quella fiscale». Insomma, niente più di un esploratore. «Percorsi utili ed essenziali per evitare elezioni anticipate che tutt’ora ritengo insensate», rivendica il senatore. Che poi ribadisce: «Nessun appoggio al Conte-ter».

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