Conte si è dimesso. Reincarico appeso ai numeri: i “quattro gatti” raccolti al Senato non bastano

martedì 26 Gennaio 13:23 - di Michele Pezza
Conte

Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente Mattarella. Resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti. La crisi è ufficialmente aperta. La vera partita comincia ora. Le consultazioni al via dal 27 gennaio. Il premier era salito al Quirinale («all’orario concordato», precisa una nota del Colle) forte dell’incoraggiamento dei gruppi che lo hanno sin qui sostenuto: M5S, Pd e Leu. Ad accompagnarlo, molte dichiarazioni in suo favore da parte degli esponenti dei tre partiti. Non tanto per testimoniare lealtà, quanto per aprire una breccia in favore del reincarico. In tal senso non sono affatto casuali le parole dettate dalla dem Barbara Serracchiani al Tg1: «Abbiamo letto con grande interesse che Renzi dice non ci devono essere veti su Conte, partiamo da qui per un ragionamento in tempi brevi ma solido».

Resta per il disbrigo degli affari correnti

La prospettiva del Conte-ter ruota interamente intorno ai numeri. È il motivo per cui il premier dimissionario ha voluto presentarsi a Mattarella con un suo personalissimo elenco di cosiddetti “responsabili. Una specie di guardia pretoriana investita della missione di rendere aggiuntivi e non più determinanti i voti di Italia Viva al Senato. Una mossa per blindarsi agli occhi del capo dello Stato. L’unica in grado di sconsigliare a Renzi di proseguire nel suo gioco al rilancio. Non solo: se la consistenza numerica dei transfughi fosse tale da costituire gruppi parlamentari, alle imminenti consultazioni al Quirinale sfilerebbe anche una delegazione contiana doc, embrione della futura lista del premier. Tutto, insomma, passa da lì.

L’Udc: «No al Conte-ter»

Al momento si tratta solo ipotesi. Forse anche meno, visto che non si registrano nuove adesioni. Neppure l’Udc, dato sempre in bilico, sembra intenzionato ad allontanarsi dal centrodestra. «Contano le idee, non le formule», ha infatti tagliato corto il senatore Saccone. Stessa musica è arrivata dai senatori uniti intorno a Toti. Tutto ruota intorno ai numeri e a Mattarella. Se il Presidente dovesse ritrovarsi tra le mani un elenco di quattro gatti invece delle legioni promesse dal premier, il Conte ter finirebbe ancor prima di cominciare.

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