Conte falso europeista: s’inchina alla Ue solo per la poltrona. E il “no” al Mes lo dimostra

lunedì 18 Gennaio 19:10 - di Marzio Dalla Casta
Conte

Europeista a tutto tondo. Tanto da tracciare un solco prima di invocare la fatidica «scelta di campo»: filo-Ue da un lato, sovranisti dall’altro. Giuseppe Conte non smette mai di stupire. La sua arte di indossare un abito per ogni occasione ne fa a buon titolo il vero Fregoli della politica italiana. Un professionista del trasformismo, distinto e persino distante dai volgari voltagabbana sempre pronti ad inguattarsi in ogni anfratto del potere pur di non perderne le tracce. Eviteremo perciò di ricordarne la corrispondenza di amorosi sensi con Donald Trump al tempo del «dear Giuseppi» o la spericolata involuzione da Avvocato del popolo a garante dell’establishment.

Come lui anche Di Maio

Più importante è invece sottolinearne la spregiudicatezza con cui, complice anche un’informazione sempre più di prossimità, riesce a non fare i seguire i fatti alle parole. Ne è esempio proprio l’ostentato europeismo, da cui origina una gustosa commedia degli equivoci. Anzi, degli inganni. Già, perché il Conte che usa la Ue per separare buoni e cattivi è lo stesso che ne forma le squadre un po’ a prescindere, come direbbe Totò. Con l’evidente paradosso di farci trovare tra i primi il Di Maio della photoppprtunity (si fa per dire) con il capo dei Gilet Gialli francesi e tra i secondi Renzi, acceso fautore dell’utilizzo del Mes pandemico.

Conte vuole solo galleggiare

Basterebbe questo per rendersi conto che il Conte-pensiero è solo fuffa. Con tanto pochette, certo, ma sempre  fuffa. Come pure il suo appello alle forze di «cultura liberale, popolare, socialista», frutto di chissà quale suggeritore. Quando lo ha lanciato, più che nell’aula di Montecitorio sembrava si trovasse all’interno di un discount. Non vi è risuonata la solennità che solitamente incombe sui tornanti decisivi della politica, ma solo la frenesia di svuotare lo scaffale prima della chiusura. Non stupisce. In omaggio al grillino “uno  vale uno“, per lui le culture politiche sono etichette surrogabili e cumulabili. L’importante è che ci sia la scritta “Conte presidente“. Anche del Borgorosso andrebbe bene.

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