Che cosa accade dopo il 6 gennaio: l’Italia zona rossa nel fine settimana. Le misure in pectore

lunedì 4 Gennaio 9:27 - di Elsa Corsini

Che cosa accadrà dopo il 6 gennaio? Dopo il vertice domenicale tra il premier Conte,  il ministro  Boccia, i capidelegazione della maggioranza e il Cts, si fa strada l’idea di un ‘provvedimento ponte’ tra il 7 e il 15 gennaio. Ma da qui all’Epifania tutto può succedere. Il governo non è nuovo a stop and go. E dovrà fare i conti con il  pressing delle Regioni resta forte.

Post 6 gennaio, il governo alle prese con il nuovo decreto

La ricetta che Palazzo Chigi sta ‘limando’ è quella di un lockdown nei fine settimana. Divieto di spostamento tra le regioni, ristoranti e bar solo da asporto nel prossimo week end. E  ancora il divieto di ospitare più di due persone a casa, tra amici e parenti.

Insomma un’Italia ancora confinata,  è quella che ipotizza il governo, sotto schiaffo dei tecnici,  per il post Natale. La scadenza del decreto natalizio, al momento prevista il 6 gennaio, potrebbe essere prorogata con un’ordinanza del ministro della Salute.

Italia zona rossa nel fine settimana?

Ma non mancano altre ipotesi. La prima è appunto quella di mantenere in vigore le misure vigenti fino al 15 gennaio. Arancione nei giorni feriali e rossa nel fine settimana. L’altra prevede il ritorno in zona gialla per il 7 e 8 gennaio. Per poi passare alle misure della fascia arancione in tutta Iralia per il weekend del 9 e 10. E, successivamente, assegnare le fasce per la settimana seguente.

A breve il nuovo report dell’Iss

Tra giovedì e venerdì si attende il nuovo Report dell’Istituto Superiore di Sanità. Il provvedimento conterrà misure che saranno applicate a livello nazionale, aldilà del sistema delle fasce, ed è stato illustrato ai governatori, che potrebbero fare il loro assenso fin da subito.

Scuola, Conte vuole riaprire i licei al 50%

Sul fronte scuola Conte assicura la riapertura dei licei. Il premier continua a testa bassa sulla strada indicata dalla ministra Azzolina. Dal 7 gennaio riattivare la didattica in presenza al 50%. Ma il pianeta istruzione è in subbuglio. E non è per nulla scontato che tutti i governatori delle Regioni accettino la linea del governo.

Pressing dei renziani su Palazzo Chigi

Nel corso del vertice di domenica sarebbe stata espressa anche preoccupazione per i ritardi nelle vaccinazioni. In particolare per la Lombardia. Sulla quale si abbatte la strumentalizzazione renziana. “Ancora una volta di più oggi verifichiamo l’insufficienza del sistema sanitario. Sancita dalla necessità di far scattare le Regioni arancioni o rosse con soglie di Rt più basse di quanto indicato in precedenza”.  Sarebbe il ragionamento della ministra Bellanova di Italia Viva. “Se si vuole uscire da questo stallo – avrebbe detto la ministra – c’è un solo modo: continuare puntuale tracciamento e far chiarezza sul piano vaccinale”.

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