Caso Marogna, il Vaticano rinuncia all’estradizione della manager di fiducia del cardinal Becciu

lunedì 18 Gennaio 14:17 - di Paolo Lami

Il Vaticano rinuncia all’estradizione di Cecilia Marogna, la manager arrestata lo scorso ottobre nell’indagine sull’ex-numero 2 della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu.

Con una mossa a sorpresa il Vaticano ha chiesto “il non luogo a provvedere” sulla richiesta di estradizione di Cecilia Marogna alla quale “concede la libertà provvisoria“, con un dietrofront inatteso.

E’ stato il ministero della Giustizia italiano a comunicare ai giudici di Milano, chiamati a decidere sul caso, la svolta, senza, tuttavia, allegare il provvedimento del Vaticano.

Due i capitoli che vedono al centro della vicenda la manager arrestata il 13 ottobre 2020 a Milano: “il non luogo a provvedere” rispetto alla misura cautelare per appropriazione indebita aggravata e peculato (su mandato dell’autorità giudiziaria della Città del Vaticano) e l’estradizione.

Lo scorso dicembre la Cassazione, ribaltando la decisione della Corte d’appello di Milano che aveva convalidato l’arresto, ha disposto l’annullamento  senza rinvio e con perdita di efficacia della misura cautelare che era stata disposta per la Marogna, difesa dagli avvocati Fabio Federico e Maria Cristina Zanni.

Oggi la comunicazione del ministero della Giustizia letta dai giudici della Quinta sezione penale d’appello segna un nuovo risvolto nella vicenda.

Secondo il giudice istruttore – che rappresenta l’autorità giudiziaria della Città del Vaticano e che ha disposto la libertà provvisoria per Cecilia Marogna – per la manager, arrestata lo scorso ottobre nell’indagine sull’ex-numero 2 della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu, è “venuto meno il vincolo che ha portato al presupposto” della richiesta di estradizione.

È probabile, a questo punto, che si deciderà per il “non luogo a provvedere“.

Se il rappresentante dell’accusa ha preso atto del dietrofront del Vaticano, dopo la decisione della Cassazione di scarcerare la manager arrestata il il 13 ottobre 2020 a Milano con le accuse di appropriazione indebita aggravata e peculato, la difesa della donna, rappresentata dagli avvocati Fabio Federico e Maria Cristina Zanni, ha chiesto ai giudici dell’appello di discutere nel merito “visto che solo stamane è stato comunicato il provvedimento del giudice istruttore e visto che nessuno ha avuto il coraggio di prendersi la responsabilità e dire che il presupposto era infondato visto che non c’è nessun accordo sull’estradizione” tra i due Stati.

Sulla richiesta che non venga concessa l’estradizione per difetto, i giudici si sono riservati non dando indicazioni sui tempi della decisione.

“E una fuga senza onore” quella della giustizia della Città del Vaticano che ha deciso di rinunciare alla richiesta di estradizione contro Cecilia Marogna, dice l’avvocato Fabio Federico che insieme alla collega Maria Cristina Zanni difende la 40enne.

I difensori sottolineano come la loro cliente “sia rimasta in carcere 17 giorni su un mandato di cattura senza presupposto di legge e solo stamane, circa un’ora prima dell’udienza, c’è stata la comunicazione ai giudici della richiesta di non luogo a procedere ma senza ammettere l’errore. Nessuno si è preso la responsabilità di dire che il presupposto era sbagliato“, conclude Federico.

Il Vaticano ha, poi, chiarito, con una nota, i motivi della decisione.

“L’iniziativa – spiega la nota – intende, tra l’altro, consentire all’imputata – che ha già rifiutato di difendersi disertando l’interrogatorio dinanzi all’Autorità giudiziaria italiana, richiesto in via rogatoriale dal Promotore di Giustizia – di partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti”.

 

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