Canfora al vetriolo sul Pd: “Si è perso per strada. Ecco qual è la sua unica ragione sociale”

mercoledì 20 Gennaio 9:09 - di Gabriele Alberti
Pd Canfora

Sinistra e Pd, che c’entrano? E’ Luciano Canfora, uomo di sinistra, filologo classico autorevole, che nel nuovo libro La Metamorfosi (Laterza) analizza  la mutazione genetica della sinistra dal Partito comunista al Partito democratico. In un’intervista su la Verità curata da Francesco Borgonovo è categorico. Non  si sottrae alla domanda su  che effetto fa osservare il Pd che dà la fiducia a Conte in questo teatro dell’assurdo andato in scena in questi giorni. Un’intervista tutta da leggere.

Canfora e il Pd: “la sinistra è termine espunto”

“Sinistra è una parola espunta ormai anche dalla ragione sociale del Pd. Lo dico un po’ scherzando un po’ sul serio. Quel che vediamo oggi è trasformismo. Sembra di tornare ai tempi di Giolitti, quando ogni parlamentare era una specie di monade che faceva politica in proprio. Del resto la decadenza dei partiti politici è il terreno di coltura per il trasformismo”.

In questo trasformismo di nuovo conio come non vedere la “metamorfosi”, appunto, del M5S: “Ricordate Di Maio? che voleva l’impeachment per Mattarella? E adesso è quasi un pasdaran del presidente Quando i partiti deperiscono, la parola politica diviene strumentale, perde ogni contenuto di verità”.

Canfora: “Renzi resta un mistero”

C’è un primatista nel trasformismo, che secondo Canfora è Matteo Renzi: “E’ emerso grazie alle famose primarie, meccanismo per me completamente sbagliato perché consente a chi non appartiene a un partito di designarne i dirigenti. Ecco, Renzi è il frutto della conquista dall’esterno di un partito che era già di per sé ammaccato”. Renzi resta “un mistero” per il professor Canfora. “La sua avventura oggi continua in forme per me misteriose.

“L’europeismo è un autoinganno”

Ma è il Pd il punto dolente. Soprattutto quando si riempie la bocca del termine “europeismo”. Europeismo, cornice invocata quando più fa comodo, fa capire il filologo.  “Mi sono sempre chiesto che cosa voglia dire. Ricordo, prima dell’emergenza Covid, un duro articolo dello Spiegel contro Angela Merkel. La cancelliera aveva detto che per fare gli eurobond sarebbero dovuti passare sul suo cadavere. Lo Spiegel parlò di una visione spietata, egoista. Bene, è curioso vedere quelli che allora la pensavano come la Merkel vantarsi oggi di essere diventati buoni e generosi».

“Pd, cassate le prospettive ideali”

A proposito di generosità, pensiamo ai vaccini, “con la Germania che compra sottobanco trenta milioni di dosi, mentre noi abbiamo già pagato dosi che non arrivano. Questo denota come un potentato economico stia operando sulla salute delle persone per ottenere maggior profitto. E le istituzioni europee stanno al gioco». Critica  l’europeismo male inteso, ossia l’ «internazionalismo dei benestanti». Che vuol dire? “Il capitale finanziario: ecco chi ci comanda. E a questo capitale fanno capo i benestanti». Questo europeismo sembra essere il solo punto di riferimento del Pd?, Canfora lo ammette. “Il recupero della tradizione social democratica, l’approdo a una socialdemocrazia seria, che difendesse gli interessi dei più deboli”, tutto questo si è perso per strada. La composizione delle élite dirigenti del Pd non ha più nulla a che fare con quella tradizione. C’è stata una sorta di mutazione antropica. Cassate tutte le altre prospettive ideali, è rimasto solo l’europeismo, che nel migliore dei casi è un autoinganno, nel peggiore una grave scorrettezza». Si può dire che ormai il Pd rappresenti appunto i benestanti a cui facevamo cenno prima.

Ecco chi vota Pd

Chi vota il Pd allora, da chi è rappresentato il  20% dei voti? Risponde Canfora che ammette che possa esserci una componente  di elettori di origine popolare. Ma poi afferma: “I risultati delle politiche del 2018 sono stati sintomatici: male nelle periferie, bene ai Parioli”. Ancora, si spiega: “La mutazione di cui parlavo prima c’è stata soprattutto nelle élite dirigenti. A votare Pd sono anche tante persone che non riescono a farsene una ragione, ma non possono scegliere altri lidi. Poi ci sono pezzi della sinistra che votano 5 stelle, e poi Meloni e Salvini. I loro consensi sono fatti anche da voti popolari. Basti guardare che cosa è avvenuto a Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado italiana che ha un sindaco di destra”.

 

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