Bimbo morto impiccato a Bari. Si indaga per istigazione al suicidio. “Non usava smartphone”

martedì 26 Gennaio 14:30 - di Penelope Corrado

Stavolta non c’entrano Tik Tok, le challenge o strani giochi on line. Il bambino di 9 anni trovato morto impiccato ieri nella sua casa a Bari, era un bimbo “tranquillo e non presentava alcun tipo di disagio”. È quanto emerge finora dalle prime indagini della Procura di Bari. Stamattina i magistrati hanno formalmente aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti. Un atto dovuto per disporre i necessari accertamenti tecnici.

 

“Nè giochi on line né social network”

A quanto si apprende, da una prima verifica informale sui dispositivi elettronici non emergerebbero elementi che colleghino l’episodio a giochi on line o a social. Nelle prossime ore sarà conferito al medico legale Antonio De Donno l’incarico per l’autopsia. Le testimonianze raccolte descrivono un “bambino tranquillo e sereno” e gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche quella che si sia trattato di un tragico incidente.

L’indagine per istigazione al suicidio è un ato dovuto

Stando ai primi accertamenti effettuati dalla Polizia, a trovare il bambino appeso ad un cordicella è stata la madre. La donna è un medico, ha quindi prestato i primi soccorsi in attesa del 118. Subito la Procura, sospettando che potesse trattarsi di un gioco online, come avvenuto qualche giorno fa a Palermo, ha disposto il sequestro della playstation e di due telefoni. Dispositivi della madre e della sorella adolescente del bambino. L’incarico al consulente per le verifiche tecniche sui dispositivi elettronici è stato affidato già ieri sera. Informalmnte, in attesa dell’esito ufficiale, pare non vi siano collegamenti con chat o social network.
L’autopsia dovrà accertare, con le cause della morte, se vi siano segni – oltre a quello già evidente sul collo – che aiutino a ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Il procuratore minorile: “La pandemia ha acuito i problemi”

«Al momento non abbiamo elementi che colleghino questo episodio a giochi online, ma sicuramente c’è un problema con questi giochi che stanno circolando, da tempo ormai». Così alla Gazzetta del mezzogiorno il procuratore minorile di Bari Ferruccio De Salvatore. «Fino a questo momento non ci sono evidenze che questo fatto sia legato a un gioco», ribadisce il procuratore il quale, però, riflette sul fatto che «questi giochi, prima il Blue whale, poi Momo e adesso Tik Tok, possono essere molto rischiosi. Noi dobbiamo tener conto che con riferimento a determinate fasce di età lo spirito di emulazione è molto forte». «Il problema c’è ed è stato esasperato dalla pandemia – continua de Salvatore – perché molti giovani, soprattutto adolescenti, si sono rinchiusi in se stessi e sono diventati aggressivi con se stessi e gli altri. Sono aumentati i casi di cutting, cioè il taglio degli arti con lamette, e i tentativi di suicidi che coinvolgono fasce d’età sempre più basse».

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