Azzolina fa lo show sul “Fatto”: «Le scuole non sono focolai». Sui suoi errori nemmeno una parola

lunedì 4 Gennaio 8:17 - di Eugenio Battisti

”Le superiori chiuse da mesi, se i contagi salgono non è qui la causa”. La ministra Lucia Azzolina alza la voce (o fa finta di alzarla). Non dice una parola sugli errori che ha commesso per mesi. A due giorni dalla ripresa del calendario scolastico  sulla riapertura delle scuola è ancora buio fitto. Conte spalleggia il ministero ma in tanti vorrebbero tutti gli studenti ancora a casa.

La Azzolina assicura: il 7 si torna in classe

”Posso confermare la volontà del governo di riaprire. Avremmo voluto farlo a dicembre”, puntualizza la Azzolina. “Ma abbiamo rimandato su richiesta delle Regioni: ora è arrivato il tempo di tornare in classe. La scuola è un servizio pubblico essenziale, non si può continuare a sacrificare i ragazzi né pensare che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza’‘.

“E’ arrivato il tempo di riaprire le scuole”

Dalle colonne del Fatto conferma la sua linea. Basta con la Dad, le scuole non sono  focolai. Certo, l’impennata dei contagi non l’aiuta nella sua impresa. La ministra assicura che di fronte ai numeri dei nuovi casi di questi giorni  continuerà a seguire la linea della prudenza. “Ma – dice – è chiaro  che se in questo momento sale la curva dei contagi non può essere colpa delle scuole superiori. Visto che sono chiuse da due mesi”.

Azzolina: “Abbiamo già fatto tanti sacrifici”

Il mondo dell’istruzione ha fatto tanti sacrifici, ora tocca ad altri. ”La scuola ha fatto la sua parte. Se dovessero servire nuove misure di contenimento, ora bisognerebbe cercarle in altri settori”. Parole nette anche sul dibattito in merito alla circolazione del virus tra gli studenti. Sui quali continua il balletto di cifre. Per la Azzolina ”gli studi sui contagi nelle scuole ci sono, ma escludono che siano determinanti. Il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc, ndr) ha detto chiaramente che le riaperture non hanno innescato la seconda ondata”.

La ribellione dei presidi: i trasporti sono il problema

In queste ora si dovrà decidere. Il premier Conte è per la riapertura. I dirigenti scolastici hanno già inviato le circolari alle famiglie sulla scia dell’ultimo Dpcm. Si dovrebbe riaprire al 50 per cento, per salire gradualmente al 75 per cento della presenza in aula. Ma il pressing dei governatori potrebbe cambiare le carte in tavola. Il problema dei trasporti non è stato risolto – denunciano molti presidi – non siamo pronti a garantire la sicurezza degli studenti, soprattutto ai tanti pendolari.

 

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