Addio a Michele Fusco, un grande giornalista ucciso dal Covid dopo aver sfidato i negazionisti

giovedì 28 Gennaio 10:57 - di Luca Maurelli

Sembra di sentirlo ancora mentre pedalando, su via della Scrofa, ti salutava dandoti della vecchia ciabatta con quell’inflessione milanese da “cummenda” che anche nella Capitale esibiva come una pochette sul suo elegantissimo outfit british con tocchi di dadaismo, come i calzini multicolour sotto il pantalone alla caviglia. Michele Fusco era un milanese nato ovunque, a Napoli, Roma, Palermo, ovunque ci fosse qualcuno che intercettasse la sua ironia amara e il suo senso della libertà e della vita. Un giornalista dal curriculum così pesante da meritare, in questa Italia della merito-nepotocrazia, la direzione di uno di quei giornaloni che dettano il mainstream politico e culturale. Ma forse – e non lo sapremo mai – forse sarà stato lui a rifiutare poltrone telecomandate che non gli avrebbero lasciato la possibilità di sterzare a suo piacimento col pensiero, come faceva con la sua bici per le strade di Roma cercando tutti i giorni spunti, coincidenze, immagini, da trasformare in piccole o grandi notizie o in fini ragionamenti da uomo e giornalista libero.

Una lunga lotta contro il Covid in ospedale

Michele Fusco se n’è andato al Gemelli dopo una lotta di quasi due mesi col Covid, quel nemico invisibile che lui aveva sfidato fin dai primi giorni del contagio tuonando contro gli “scettici”, i negazionisti, gli insofferenti del lockdown, invitando tutti in modo esplicito a non fare gli stronzi, a portare a casa la “ghirba”, la pellaccia, poi al resto penseremo dopo, scriveva sugli Stati Generali nell’ottobre scorso.

Evitateci le rotture di coglioni che vi appassionano in modo esagerato. Evitate quella che Gioann Brera fu Carlo avrebbe chiamato “masturbatio grillorum”. Non sperate di irretirci a ogni Dpcm, come fosse un giocherello di società. E adesso i cinema, domani le giostre, dopodomani gli autoscontri, tra un mese l’ottovolante. Il circo no. Non ci interessa. Abbiamo firmato una cambiale, questo è evidente e ne siamo consapevoli: crediamo che agevolare le iniziative di uno stato in questa condizione particolare, sia più utile che rompere i coglioni per ogni sciocchezza. Naturalmente, ma è già un crimine doverlo sottolineare, siamo altamente vigili sulle cose importanti. Forse anche più vigili di voi, ma non vogliamo metter su uno slalom parallelo. Non ci interessa“.

Aveva ragione. Non gli è servito, purtroppo, ma ci piace pensare che il nostro amico giornalista abbia convinto altri, che ne abbia salvati altri con i suoi scritti.

La carriera folgorante di Michele Fusco

Michele Fusco, 66 anni, sposato con Eugenia, un figlio, Giovanni, aveva lavorato per tanti anni, da giovane, al Giorno, a Milano, per un periodo anche al Milan, di cui era tifosissimo. Il calcio, come dimostrano le tante foto che lo immortalano con i campioni (in alto è con Bobo Vieri) era una delle sue passioni, come la politica che aveva seguito fin negli angoli più segreti dei Palazzo romani come redattore parlamentare. Dopo il Giorno, Fusco era stato il primo direttore di una Free Press. “Metro“, aveva poi collaborato con la Rai, era stato a “Linkiesta“, scriveva sugli  “Stati generali“, fino a pochi mesi fa aveva un blog sul Fatto e realizzava video provocatori con lo scrittore siciliano Fulvio Abbate.

Il ricordo commosso di tanti colleghi

In poche ore, ieri, sul web e sui giornali sono fioccati i ricordi personali dei suoi amici e colleghi più cari. “Ci sono amicizie che si riempiono di ritualità e pensi che saranno eterne – ha scritto Mario Calabresi – Michele ci ha lasciati questa mattina e lo ha portato via il virus che ha stravolto le nostre vite. Non riesco a pensare che sia successo davvero”. “Michele Fusco, un giornalista fantastico e una persona straordinaria è l’ennesima vittima del Covid. Che tristezza”, è il ricordo di Carlo Fusi.
“Ciao Michele Fusco, grazie per la tua intelligenza. E la tua ironia. E il tuo stile. Che tristezza”, ha scritto Paolo Condò. “Ci ha lasciati un compagno di viaggio speciale, un collega sensibile e insieme sfacciato, un giornalista originale e profondo: Michele Fusco, il nostro Michele. Il suo insegnamento di libertà non lo perderemo. Grazie”, è stato il ricordo della sua ultima testata, gli Stati Generali di Jacopo Tondelli.

Infine, l’Associazione Stampa parlamentare di cui per anni era stato socio: “Michele era una di quelle persone che quando arrivano non puoi non accorgertene. Un po’ anche per la sua eleganza mai banale e sempre raffinatissima, molto per il suo tratto spigliato e scanzonato, non proprio scontato nel mondo che gira intorno al Palazzo, e che spesso finisce per riprenderne riti e comportamenti più di quanto non si ammetta”.

Di Michele qualcun altro, come me, ricorderà soprattutto la sincerità e il rigore deontologico nello svolgere la professione, che mi fu ancor più chiaro quando, in occasione di un articolo sul mio matrimonio pubblicato su un quotidiano napoletano, dopo avermi fatto gli auguri non mancò di bacchettarmi  per la “vergognosa marchetta che spiega il degrado dei giornali di oggi”. Scherzava, anzi no. E aveva ragione.

I funerali di Michele Fusco si svolgeranno domani mattina, venerdì 29 gennaio 2021, alle ore 11, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, a Roma.

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