Vivendi-Mediaset, i pm: ecco il piano dei francesi. Depresso il titolo per scalare l’azienda italiana

sabato 12 Dicembre 15:52 - di Paolo Lami
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I francesi di Vivendi hanno compiuto una spregiudicata manovra finanziaria per deprimere il prezzo delle azioni di Mediaset in Borsa e scalare così, a costi più bassi, il titolo dell’azienda italiana.

E’ questa la convinzione della Procura di Milano che è riuscita a ricostruire, attraverso le indagini condotte dalla guardia di Finanza sul caso Mediaset-Vivendi e chiuse ora con l’incriminazione di Vincent Bolloré e Arnaud De Puyfontaine, in qualità di presidente del consiglio di sorveglianza e Presidente del comitato di gestione di Vivendi, la strategia dei francesi per prendere il controllo di Mediaset.

A Bolloré e De Puyfontaine, la Procura di Milano ha fatto notificare dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con le ipotesi di reato di “manipolazione del mercato” e “ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza“.

Nulla di nuovo, si potrebbe dire, da un certo punto di vista. In finanza come in politica estera è nota la propensione dei francesi a giocare con carte truccate. Dunque il caso Vivendi-Mediaset non è che la conferma di un certo modo, piuttosto spregiudicato di muoversi.

Le indagini della Finanza si sono focalizzate sulla scalata condotta da Vivendi sul titolo Mediaset, scalata “successiva al mancato adempimento degli accordi siglati tra i due gruppi” per l’acquisto della pay tv Mediaset Premium, chiariscono le fiamme Gialle.

Le indagini erano iniziate nel 2016 in seguito alla denuncia dei legali della famiglia Berlusconi, proprietaria di Mediaset, per l’inadempimento dell’accordo sottoscritto con Vivendi, che prevedeva, appunto, l’acquisto di Premium.

Secondo la Procura milanese, all’origine del dietrofront dei francesi di Vivendi ci sarebbe stata una precisa strategia decisa a tavolino. Obiettivo:  acquistare in Borsa una partecipazione rilevante del capitale di Mediaset ma alterando i prezzi delle azioni. Che, infatti, sono scese ben del 30 per cento in quattro mesi, tra luglio e novembre 2016.

I magistrati milanesi imputano ai vertici Vivendi di aver ostacolato la Consob italiana, l’organismo di controllo sulla Borsa, omettendo di comunicare i rilevanti acquisti che stavano facendo sul mercato dei titoli  Mediaset.

Vivendi avrebbe dovuto comunicare di “essersi avvalsa di Mediobanca” come advisor nell’operazione che ha portato alla scalata di Mediaset. E, invece, lo ha taciuto.

In particolare il presidente del consiglio di sorveglianza di Vivendi, Vincent Bolloré, che con la sua holding finanziaria è attualmente socio di Mediobanca con il 4,3 per cento, si è avvalso della banca d’affari “in modo continuativo”, sottolinea la Procura di Milano, per l’affare Vivendi-Premium.

Lo avrebbe fatto, nello specifico, ricorda il pubblico ministero Silvia Bonardi nell’avviso di conclusione delle indagini, per “la preparazione, lo studio e l’analisi di diversi scenari operativi relativi all’acquisizione di consistenti pacchetti azionari di Mediaset“, fino alla costituzione del trust presso Simon Fiduciaria a cui trasferire il 19,9 per cento delle azioni conquistate.

E Vivendi avrebbe omesso di comunicare a Consob che, già dal febbraio 2016, aveva deliberato “un rilevante acquisto, anche ai fini del controllo, della società Mediaset“, provocando per tutto il 2016 “continui deprezzamenti del valore dell’azione“.
Tutto questo avveniva, infatti, esattamente “due mesi prima della sottoscrizione del contratto dell’8 aprile, in contrasto (..) con le trattative ufficiali in corso con la controparte”.
Di qui l’idea che si è fatta la Procura di Milano di una strategia ben precisa di Vivendi per razziare il titolo Mediaset a costi più bassi.

Nel 2016, infatti, Vivendi avrebbe diffuso “informazioni artefatte” su Mediaset Premium in quanto, secondo la magistratura italiana, “così come da loro manipolate, erano strumentali a far credere al mercato che il mancato adempimento del contratto fosse imputabile a una scorretta rappresentazione da parte di Mediaset della situazione economico-finanziaria” della pay tv.
In questa maniera il titolo Mediaset sarebbe sceso, così come effettivamente è stato.

Questa scorretta informativa al mercato, per cui è ipotizzato il reato di “manipolazione del mercato” era funzionale a Vivendi per “provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni Mediaset“. Che, infatti, sono scese del 30,8% dal luglio 2016 alla fine di novembre dello stesso anno.
Faceva tutto parte di una strategia studiata a tavolino.
E la stessa mancata esecuzione degli obblighi contrattuali, secondo i pm, “era stata programmata ab origine” da Vivendi. Era, insomma, un tassello dell’intero piano.

Oltre a non comunicare gli acquisti nel capitale di Mediaset e il coinvolgimento di Mediobanca nell’affare, la Procura di Milano contesta a Vivendi di aver promosso “iniziative” volte, almeno da luglio a ottobre 2016, a costituire “una newco” formata da Telecom, Vivendi e Mediaset.
Questa inedita strategia, svelata dalla Procura di Milano, avrebbe visto “coinvolta anche Telecom Italia” di cui Vivendi era ed è ancora azionista con una quota che sfiora il 24 per cento.

Ma, indagando, i magistrati della Procura di Milano hanno anche scoperto altri pezzi del piano che avrebbe dovuto consegnare Mediaset ai francesi.
Nel febbraio del 2016 il consiglio di sorveglianza di Vivendi aveva autorizzato il management a procedere all’acquisto di azioni Mediaset fino al 24,99 per cento del capitale della società.

E questo avveniva due mesi prima che le società, ad aprile, stringessero il primo accordo per l’acquisto del 100% della pay-tv Mediaset Premium. Accordo che avrebbe consentito a Vivendi di diventare azionista Mediaset con il 3,5% del Biscione.
Un dettaglio, di non poco conto. E di cui erano all’oscuro sia la controparte, cioè Mediaset, sia le autorità di vigilanza.

L’acquisto della quota, deliberato da Vivendi il 18 febbraio, si sarebbe poi perfezionato nel dicembre 2016, dopo la disdetta del contratto e mesi di schermaglie per rinegoziare l’accordo: il 22 dicembre, la scalata “ostile” porta Vivendi al 28,8% del capitale di Mediaset.

Secondo la ricostruzione della Procura, la preparazione e la disdetta dell’accordo furono una sorta di montatura per superare “la posizione di indisponibilità della famiglia Berlusconi su un’ipotesi di ampio ingresso nel capitale azionario” da parte dei francesi.

La notizia della conclusione delle indagini  sul caso Vivendi-Mediaset e dell’incriminazione di Vincent Bolloré e Arnaud De Puyfontaine trova, per il momento, un fermo “no comment” da Mediaset. Almeno fino a quando non arriveranno le carte e degli atti ufficiali.

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