Variante inglese del Covid: nel mirino i giovani e gli adulti sotto i 60 anni. Parlano gli esperti

mercoledì 23 Dicembre 17:05 - di Massimo Baiocchi
variante inglese del covid

Con la variante inglese del Covid è più facile che si infettino i giovani? Secondo quando riporta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un focus il bersaglio ideale sono i giovani e gli adulti sotto i 60 anni. Ma non tutti sono d’accordo, alcuni esperti invitano alla cautela.

Variante inglese del Covid: parla Ciccozzi

In particolare, per l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, «non è ancora dimostrato che la variante inglese  del Covid sia più contagiosa fra i giovani. Questo virus non guarda l’età. Piuttosto, se si è visto che in Gran Bretagna i giovani si infettano più facilmente, questo vuol dire che sono meno attenti». L’esperto è fra i primi a studiare le sequenze genetiche di Sars-Cov-2 e a individuare alcune mutazioni del coronavirus. Ciccozzi spiega all’Adnkronos Salute alcuni elementi fondamentali. «Se i ragazzi non usano la mascherina e si riuniscono senza distanziamento specie in luoghi chiusi rischiano di infettarsi, indipendentemente dalla variante inglese».

«Bisogna tenere alta la guardia»

Dunque l’invito a giovani e meno giovani è quello di tenere alta la guardia contro il virus. E questo «fino a quando non sarà vaccinata una quota importante di popolazione». Quanto alla campagna di vaccinazione, «certo che farò il vaccino. Lo farò appena sarà il mio turno», dice il responsabile dell’Unità di Statistica medica dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Variante inglese, la posizione di Pregliasco

Secondo il virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, la maggior contagiosità della variante inglese tra i giovani «favorirebbe la diffusione del coronavirus. È un po’ come se Sars-Cov-2 avesse messo il turbo», dice. «La notizia della mutazione deve incentivarci e spingerci a fare in fretta a vaccinarci» afferma l’esperto all’Adnkronos Salute.

La terza ondata e l’inverno freddo

Un inverno particolarmente gelido potrebbe aggravare la terza ondata di Covid-19, considerata ormai cosa certa dagli esperti. Il fattore climatico, «con un freddo intenso – avverte Pregliasco – potrebbe effettivamente renderla più pesante favorendo la diffusione del coronavirus Sars-CoV-2».

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