Vaccino Astrazeneca, via libera a Londra, stop Ue. Immunologa Viola: “Tutto ciò non aiuta. Vi spiego perché”

mercoledì 30 Dicembre 17:45 - di Prisca Righetti
Vaccino AstraZeneca stop Ue

Vaccino AstraZeneca: col via libera in Gran Bretagna, arriva pure lo stop in Ue dell’Ema. Nel dibattito vaccino sì, vaccino no. Forse non ora, magari tra un po’, irrompe la discrepanza tra l’ente regolatorio britannico, che approva il vaccino AstraZeneca, e l’Agenzia del farmaco della Ue che, invece, sospende il giudizio, asserendo di volere dati aggiuntivi. La strada si allunga, e nel percorso ad oggi accidentato, battuto dall’azienda biofarmaceutica nata dalla fusione di due realtà, la Astra AB e la Zeneca Group, si staglia un ostacolo non trascurabile. Uno stop che, quanto meno, rallenta e allunga il viaggio del prodotto in Europa. L’immunologa dell’università di Padova, Antonella Viola, interpellata dall’Adnkronos a riguardo, ha spiegato e commentato quanto sta accadendo. E le sue considerazioni in merito.

Vaccino AstraZeneca: via libera in Gb, stop dell’Ema

Dunque, allo stato dei fatti, il Regno Unito autorizza il vaccino AstraZeneca e può cominciare con le somministrazioni. In Ue, invece, l’Agenzia del farmaco Ema aspetta dati aggiuntivi, ritenendo che quelli al momento disponibili non bastino neanche per un’approvazione condizionata. «Questa discrepanza non aiuta nessuno», ha spiegato la Viola all’Adnkronos. Aggiungendo subito dopo: «Così come non hanno aiutato le imprecisioni nel trial clinico e nella comunicazione da parte dell’azienda».

L’immunologa Viola: improbabile l’ok Ue entro gennaio. Ecco perché

L’esperta anche ieri si era espressa via social su quanto emerso riguardo all’iter europeo per questo vaccino, e cioè che all’Ema viene ritenuto «improbabile» un via libera a gennaio per il prodotto scudo, sviluppato da università di Oxford e Irbm e prodotto da AstraZeneca. «Lo dicevo da tempo perché i dati erano evidentemente incompleti», ha anche scritto su Facebook l’immunologa dell’università di Padova. Spiegando a stretto giro che «l’autorizzazione si concede solo quando la fase 3 ha dimostrato sicurezza ed efficacia. Senza ombra di dubbio. E con protocolli definiti in termini di dosi e tempi». Concludendo che: «Si può accelerare sulla burocrazia. Ma non sui dati»...

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