Scuola, che succede il 7 gennaio? Si riapre a metà. E i presidi lanciano l’allarme: non siamo pronti

martedì 29 Dicembre 11:43 - di Adele Sirocchi

Scuola, che succede il 7 gennaio? Nonostante le molteplici promesse e i numerosi stop and go del governo, le scuole superiori riprenderanno in presenza ma solo al 50%.

L’ordinanza del ministro Speranza

Lo stabilisce un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che così recita: “Ai fini del contenimento dell’epidemia da Covid-19, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica” in modo che, ”dal 7 gennaio al 15 gennaio 2021, sia garantita l’attività didattica in presenza al 50 per cento della popolazione studentesca. La restante parte dell’attività è erogata tramite la didattica digitale integrata”.

Lo scetticismo dei presidi

A complicare le cose interviene anche lo scetticismo dei presidi che in una lettera al prefetto di Roma sentenziano che la ripresa delle lezioni in presenza il prossimo 7 gennaio sarà “difficile”. A lanciare l’allarme il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, Mario Rusconi che annuncia all’Adnkronos di aver inviato una nota “al Prefetto di Roma, al Direttore dell’USR-Lazio e al Ministro Azzolina” in cui oltre ad esprimere tutte le criticità che il documento del Prefetto “evidenzia e non risolve”, rende nota l’intenzione di alcuni presidi del Lazio di comunicare “all’USR-Lazio le concrete, oggettive e motivate esigenze che rendono di difficile attuazione la rimodulazione dell’organizzazione scolastica così come richiesta dall’ordinanza Prefettizia”.

L’entrata scaglionata comporta troppi problemi

“Ad esempio – spiega Rusconi – per l’adozione delle fasce orarie 8–10 è necessario rimodulare l’organizzazione delle lezioni e conseguentemente quella dei docenti comportando particolari difficoltà, a volte anche irrisolvibili poiché numerosi docenti lavorano su 2 o 3 scuole diverse”. Non solo, “per gli studenti degli istituti tecnici e professionali che hanno diverse ore di laboratori l’entrata delle 10 prevederà un’uscita tra le 16 e le 17 per cui i ragazzi non arriveranno, nel caso di Roma, al proprio domicilio prima delle 18. Ci chiediamo – evidenzia Rusconi -quale sarà per loro il tempo per lo studio e quello per la vita personale. Tutti gli studenti poi, a prescindere dalla tipologia di scuola, dovranno consumare un panino in classe ma non si conoscono ancora quali norme di sicurezza sanitaria dovranno rispettare”.

Tempi troppo stretti per intervenire sugli orari di docenti e studenti

Inoltre aggiunge Rusconi: “Anche per il personale della scuola bisognerà rimodulare completamente l’orario comportando una distribuzione dalle 7:30 alle 19:00, considerando che i collaboratori scolastici dovranno avere il tempo necessario per l’igienizzazione profonda dei locali. Anche la disposizione di utilizzare il sabato come giorno per le attività didattiche, per quelle scuole in cui non è prevista, crea notevoli problemi riorganizzativi visto i tempi ristretti in cui intervenire. Per le scuole in cui è poi prevista attività per sei giorni costringerle a ridimensionarle su cinque non è assolutamente facile”.

Trasporti, i soliti ritardi

E se i presidi si dicono allarmati per l’ortganizzazione all’interno delle scuole le cose fuori, per quanto riguarda i trasporti, non sembrano andare meglio rispetto al mese di settembre, quando è scattata la riapertura. E Italia Viva ne approfitta per puntare i piedi. Sui trasporti poco coordinamento epoca trasparenza: così non va.

Le critiche di Italia Viva

“L’impressione che se ne trae -afferma il renziano Luciano Nobili (Iv) – è quella dell’assenza di una regia coordinata, di linee guida uniformi, di un monitoraggio effettivo della situazione. Abbiamo sollecitato il Mit su questo, sulla presenza di mezzi aggiuntivi, sull’utilizzo di bus sostitutivi, di accordi con bus turistici, della necessità di personale che verifichi il rispetto della capienza massima sui mezzi e di un impegno anche su metropolitane, linee ferroviarie regionali, risposte per grandi centri urbani e risposte più flessibili anche utilizzando taxi e Ncc nelle aree che lo necessitino”.

“Vorremmo un quadro trasparente della situazione – conclude – sapere dove i problemi sono stati risolti e dove permangono le criticità, di come si sta intervenendo e con quali e quanti mezzi. Sulla riorganizzazione del Tpl per consentire la riapertura della scuola in sicurezza, il governo non può tardare e non puó sbagliare”.

 

 

 

 

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