Recovery Fund, Conte in allarme: il “no” di Renzi alla task-force può “contagiare” il Pd

mercoledì 9 Dicembre 19:11 - di Valerio Falerni
Recovery Fund

È presto per dire che sul Recovery fund il Pd farà sponda con Renzi per convincere Conte a smontare la piramide della task force con se stesso al vertice come faraone. Un indizio in tal senso è senz’altro l’appello al premier del capogruppo dem al Senato Marcucci «a trovare un accordo di maggioranza». Che ve ne sia necessità lo prova la sconvocazione del Cdm fissato per  questa sera. Quello che invece si terrà domani pomeriggio è pura routine. Lo stesso Conte, che in mattinata raggiungerà Bruxelles per il Consiglio Ue di domani e dopodomani, non vi parteciperà.

Domani e dopodomani Consiglio Ue

Sul Recovery Fund il premier è costretto a guardarsi dalla doppia insidia che rischia di allontanarlo dai 209 miliardi su cui ha scommesso l’improbabile rilancio del suo governo. La prima è tutta in sede Ue e riguarda il veto di Polonia e Ungheria. La seconda, italiana, per ora è circoscritta a Renzi. E se sulla prima incomincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel, la seconda sembra destinata ad allargarsi a macchia d’olio. La sortita di Marcucci potrebbe infatti essere non casuale. Il Pd sa fin troppo bene che l’impalcatura costruita da Conte per aggirare il governo e la stessa maggioranza in omaggio ad una visione gestionale tecnica non resisterebbe ad un forcing prolungato.

Sul Recovery Fund gioco di sponda tra Pd a Iv

Nella struttura di vertice, i dem hanno il ministro Gualtieri. Ma già sente i lamenti di Leu per i pochi miliardi destinati alla sanità gestita dal compagno Speranza. Infatti, a prendere posizione contro le «strutture parallele» sia intervenuta Laura Boldrini, oggi nel Pd ma proveniente dalla sinistra radicale. Come Renzi, anche l’ex-presidente della Camera chiede un maggior coinvolgimento di «governo, Parlamento e forze sociali». Una richiesta nobilitata dal severo giudizio formulato sulla task force da parte di un giurista del calibro di Sabino Cassese. Insomma, se per le risorse del Recovery Fund la via di Bruxelles sembra spianarsi, quella di Roma si va facendo sentiero. Il contesto ideale per agguati e regolamenti di conti.

 

 

 

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